Decreto Salvini: Caritas Toscana, “non sia il rancore o la paura a orientare le scelte”

(da Firenze) – “Siamo convinti che non sia il rancore o la paura a poter orientare le scelte di gestione di una realtà epocale come quella migratoria”. Lo scrive la Delegazione regionale delle Caritas della Toscana, che firma un documento insieme al vescovo di Pescia, mons. Roberto Filippini, delegato della Conferenza episcopale toscana per il Servizio della Carità. Nella nota, pubblicata sul numero del settimanale “Toscana Oggi” in uscita in questi giorni, viene espressa preoccupazione per gli effetti del “decreto Salvini”, soprattutto “in merito alle possibili uscite dal circuito di accoglienza di persone regolarmente soggiornanti sul nostro suolo, in particolar modo coloro che beneficiano dell’attuale permesso umanitario, non più nelle previsioni di legge”. “Vediamo con grande timore – si legge – la possibile nuova migrazione dalle strutture ai territori, alle strade, di persone che non avranno più luoghi dove poter abitare. E siamo preoccupati di quello che potrà accadere ai molti che perderanno il titolo per poter risiedere e che diventeranno irregolari, condannati all’invisibilità nelle nostre città”. La nota delle Caritas richiama un documento che nel dicembre del 2016 i vescovi della Toscana indirizzarono alle comunità ecclesiali attorno al tema dell’accoglienza e dell’attenzione alle fragilità dei migranti. “Da allora – sottolinea la nota delle Caritas toscane – con preoccupazione registriamo che il clima di paura e di disorientamento che percorre le nostre comunità e il Paese è cresciuto, si è diffuso ed arriva a minacciare la coesione delle comunità e la capacità di riconoscere nell’altro il volto di una persona con cui dialogare e costruire insieme la città di domani”. “La pratica quotidiana dell’ascolto e dell’incontro – conclude il documento – ci dice che le nostre comunità possono essere capaci di accoglienza e di integrazione. Adesso che il Natale arriva e che ci ricorda di un bambino per il quale non c’era posto, guardiamo a questo potenziale di bene, per poter celebrare con sincerità il mistero dell’incarnazione e per riconoscerci cristiani attorno alla luce di Betlemme”.

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