Abusi in Usa: la procura dell’Illinois accusa sei diocesi di aver taciuto i nomi di 500 sacerdoti e chierici accusati

(da New York) È stato reso pubblico ieri il rapporto del Procuratore generale dell’Illinois, Lisa Madigan, che accusa le sei diocesi cattoliche di aver taciuto i nomi di 500 sacerdoti e chierici accusati di abusi sessuali su minori. Nelle 9 pagine si afferma che dei 690 preti e diaconi accusati, di soli 185 è stata resa pubblica l’identità, mentre su tutti gli altri è calato il silenzio. “Il numero di accuse è scioccante ed è prova che le diocesi da sole non risolveranno la crisi degli abusi operati dal clero. Non si può trattare questa materia come un affare interno”, ha dichiarato il procuratore in un comunicato stampa. Dopo la pubblicazione, in agosto, del report della Pennsylvania, dove si rendevano pubblici i nomi di 300 sacerdoti abusatori, 16 avvocati generali hanno avviato indagini in diversi Stati e il procuratore dell’Illinois ha voluto rendere pubblici i risultati preliminari anche in vista del ritiro spirituale dei vescovi americani, che si svolgerà in gennaio proprio a Chicago, una delle diocesi incriminate. Nel rapporto rilasciato dalla Madigan non si citano i nomi delle vittime, né quelli degli abusatori, né si accusano i vescovi di negligenza; piuttosto il procuratore ha cercato di quantificare la divergenza tra i casi denunciati e quelli ritenuti credibili, poiché quasi tre quarti delle accuse non sono state opportunamente prese in considerazione ed investigate dai diversi uffici diocesani. Uno dei problemi comuni alle sei diocesi, come è emerso dai documenti liberamente consegnati, è stato trovare un riscontro credibile all’accusa, soprattutto se la vittima era una sola. Altra omissione è stata il rifiuto ad aprire un’inchiesta se il sacerdote accusato era deceduto o riassegnato o appartenente a un ordine religioso. Anzi, in alcuni casi la reazione è stata quella di screditare le affermazioni dei sopravvissuti, molti dei quali con una vita irregolare, determinata in parte dalle conseguenze della violenza. “In molti casi, le persone colpite da abusi sessuali hanno esistenze distrutte. I sopravvissuti hanno riferito di combattere alcolismo, uso di droghe, problemi di salute mentale e tentativi di suicidio. Parlano di carriere fallite, matrimoni spezzati e relazioni tese con i propri cari, compresi i figli. Frequentemente, i sopravvissuti hanno dichiarato che l’abuso subito da bambini ha impedito loro di vivere al massimo le loro potenzialità”, è scritto nel rapporto.

“Persino i sopravvissuti che hanno continuato a condurre vite brillanti portano ancora in sé questa ferita. Molti hanno descritto nel dettaglio le modalità con cui hanno cercato di seguire i movimenti dei loro violentatori, i trasferimenti nelle altre parrocchie. Spesso tenevano traccia del pensionamento degli abusatori e della loro morte. Le storie sono davvero strazianti”. Secondo il rapporto della Madigan, alcuni sopravvissuti che hanno contattato un numero verde e una mail specifica voluta dal procutatore, raccontano di aver riferito degli abusi agli uffici diocesani, ma “le diocesi contattate non hanno intrapreso alcuna azione contro gli accusati o non hanno dato seguito alle richieste di informazioni sul colpevole: di conseguenza, i sopravvissuti hanno lottato per ricevere giustizia e hanno trovato chiusura. A loro avviso, la Chiesa cattolica continua a fallire nell’affrontare decenni di abusi sessuali da parte del clero”. L’inchiesta ha anche “rilevato molteplici esempi in cui le diocesi dell’Illinois non hanno notificato alle forze dell’ordine o al Dcfs le accuse che hanno ricevuto in relazione all’abuso sessuale di minori da parte del clero. Sembra che abbiano perso di vista il principio cardine della Carta di protezione dei minori e cioè la guarigione e la riconciliazione dei sopravvissuti”. Tuttavia il rapporto non cita i numeri delle vittime che hanno contattato l’ufficio, né l’arco di tempo preso in esame dall’accusa o indicato dagli accusatori. Madigan ha sottolineato che le diocesi hanno standard e processi diversi per determinare quando un accusa si può definire “credibile” o “sostanziata” ed è per questo che chiede ai vescovi di trovare uno standard comune e di consegnare le accuse alle forze dell’ordine con maggior rigore.

L’arcidiocesi di Chicago, guidata dal cardinale Blaise Cupich, uno dei membri della Commissione sugli abusi voluta da Papa Francesco, da tre decenni ha affrontato la questione abusi e non ha ben chiaro in che modo il rapporto possa applicarsi alla condotta della diocesi, perché “troppo generalizzato”. Nella diocesi fin dal 1991 opera un ufficio guidato da una commissione di laici esperti in servizi investigativi, sociali e terapeutici che offrono supporto e protezione ai sopravvissuti e alle loro famiglie. Il card. Cupich ha voluto immediatamente esprimere “il profondo rammarico di tutta la Chiesa per i nostri fallimenti nell’affrontare il flagello degli abusi sessuali del clero” e ha precisato che grazie al “coraggio delle vittime-sopravvissute si è gettata una luce purificatrice su questo capitolo oscuro della storia della Chiesa”. Cupich ha concluso affermando che “nonostante la stragrande maggioranza degli abusi si sia svolta decenni fa, molti sopravvissuti continuano a vivere con un dolore inimmaginabile”.

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