Egitto: governo di al-Sisi ha finora restaurato e “regolarizzato” oltre 500 chiese

In occasione del lancio del piano nazionale in materia di edilizia sociale avvenuta nei giorni scorsi, il Presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi ha rinnovato l’impegno per il restauro delle chiese distrutte dai gruppi islamisti in particolare nei disordini dell’estate 2013. Nel contempo va avanti il processo di “legalizzazione” di luoghi di culto cristiani costruiti in passato senza i permessi richiesti, insieme con la concessione di autorizzazione per la costruzione di nuove chiese copte. Il governo di al-Sisi, riferisce Fides, ha prestato grande attenzione al tema della costruzione delle chiese: il disegno di legge, passato alla Camera il 30 agosto 2016, è stato il primo riguardante gli edifici di culto cristiani che, nei passati 100 anni erano costruiti e regolamentati da un decreto risalente all’epoca ottomana. La regolarizzazione, sancita da un nuovo decreto firmato dal Primo Ministro egiziano Sherif Ismail, intendeva far sì che le chiese divenissero conformi a parametri definiti dalla nuove disposizioni giuridiche. In precedenti dichiarazioni, il Papa Tawadros II di Alessandria ha affermato che l’attuale governo “sta guarendo cicatrici lasciate da ferite profonde, cure necessarie per la stabilità della società e per affermare i valori di una autentica cittadinanza”. Secondo il Pastore Michael Anton, vicepresidente del Comitato per la regolarizzazione delle chiese e membro del Comitato ministeriale competente, sono 500 le chiese di cui ci si è occupati nell’ultimo biennio. Il Comitato ministeriale, inoltre, sta esaminando attualmente 2.500 documenti catastali forniti dalla Chiesa copta ortodossa e riguardanti la classificazione catastale di diverse chiese e aule liturgiche distribuite sul territorio nazionale, dove da anni si tengono i riti religiosi senza le dovute autorizzazioni, per regolarizzare la loro posizione.

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