Immigrazione: don Sciortino (Vita pastorale), “denunciare la demagogia di chi s’impossessa dei simboli cristiani per interessi politici”

“Non poteva mancare, a fine anno, la solita polemica se allestire o no il presepe a scuola. Chi si oppone dice di voler rispettare la differente fede degli alunni di altre religioni. Chi grida: ‘Giù le mani dal presepe’, s’appella invece alle radici cristiane. In entrambi i casi, per lo più, sono emerse motivazioni più ideologiche che religiose”. Lo scrive don Antonio Sciortino, direttore di Vita pastorale, sul settimanale diocesano “La Gazzetta d’Alba”. Osservando la “strumentalizzazione che se ne fa in chiave politica e di consensi elettorali”, don Sciortino sostiene che “i paladini dei simboli e delle tradizioni cristiane, spesso, non hanno neppure letto il Vangelo di Gesù. Come tantissimi italiani, cattolici inclusi. E ne ignorano gli insegnamenti”. Se, da un lato, il direttore di Vita pastorale osserva nelle parole del vicepremier Matteo Salvini che “chi tiene Gesù bambino fuori dalla porta della classe non è educatore”, dall’altro afferma che “chi mette alla porta un immigrato o getta sulla strada famiglie di stranieri, donne e bambini inclusi, senza più un tetto e una protezione, non è cristiano. Né si comporta da cristiano”. A proposito della presenza del crocifisso nei luoghi pubblici, il direttore di Vita pastorale segnala ancora come “non lo si può trasformare in un’arma ostile per respingere l’altro, il diverso”. “Quelle braccia stese sulla croce non escludono nessuno. Abbracciano tutti gli esseri umani – aggiunge -. Con una predilezione per gli oppressi e gli emarginati. Il crocifisso è a difesa dei diritti di fraternità, accoglienza, uguaglianza, libertà. Senza questi valori non c’è identità cristiana. Occorre dirlo a voce alta. E denunciare la demagogia di chi s’impossessa dei simboli cristiani per interessi politici”.

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