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Paesi Bassi: in una chiesa dell’Aja celebrazioni ininterrotte dal 26 ottobre per evitare l’espulsione di una famiglia armena

La chiesa all'Aja. Sotto i tre ragazzi armeni

“Quello che sta succedendo all’Aja è il segnale di un problema più grande: la posizione dei bambini richiedenti asilo che sono cresciuti nei Paesi Bassi e che tuttavia sono espulsi”. È Dirk Gudde, presidente del Consiglio delle Chiese nei Paesi Bassi a spiegare al Sir la situazione che si è creata nella chiesa protestante di Bethel, dove dal 26 ottobre scorso vive una famiglia armena che rischia l’espulsione, essendo stata respinta la richiesta di asilo. Poiché una legge olandese vieta di interrompere alle forze dell’ordine una celebrazione religiosa in un luogo di culto, da quella data si celebra e si prega ininterrottamente.
“Il Consiglio delle Chiese il 5 dicembre ha scritto una lettera al governo, con la richiesta di applicare l’Accordo per l’amnistia dei bambini (Regeling Kinderpardon) del 2013 che rivendica il rispetto dei diritti dei bambini che vivono nel Paese da oltre cinque anni. Ma questo Accordo al momento non funziona e meno del 10% delle domande di amnistia è accolto”. Così la comunità si è mobilitata offrendo asilo nella chiesa alla famiglia Tamrazyan, papà, mamma e tre figli, nei Paesi Bassi da quasi nove anni. Questa forma di protezione tra le mura di una chiesa (Kerkasiel) “è riconosciuta dal Consiglio delle Chiese come mezzo legittimo in situazioni di gravi ingiustizie” dice ancora Gudde. Grande la mobilitazione nel Paese: “la settimana scorsa è stata deposta una nuova richiesta sostenuta da 250mila firme perché il caso venga affrontato in Parlamento”.

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