Minori: dai magistrati l’invito a non giudicarli per reati che hanno compiuto, ma aiutarli a recuperare la propria vita

“Spesso i giovani non si rendono conto dei reati che compiono. Altre volte, hanno bisogno di essere accettati dal gruppo, dal branco”: è l’analisi del magistrato Giacomo Ebner del ministero della Giustizia, presente al meeting nazionale “Ragazzi al centro” per la sessione di lavoro su giovani e giustizia. “In cosa cadono questi ragazzi, però, dopo aver compiuto un reato?” si domanda. “Nel mondo della giustizia, che in realtà vuole aiutare questi giovani e non giudicarli. Il sistema di area penale esterna tende a ritenere il carcere come ultima soluzione e invece cerca di aiutare i ragazzi a riscoprire e recuperare la propria vita” spiega. L’intervento di Francesco Micela, presidente del Tribunale dei minorenni di Palermo, tenta un’analisi del sistema giudiziario minorile. “La realtà dei minori coinvolti in reati ci mette a confronto con la dimensione dei doveri. Il punto di forza del sistema penale minorile in Italia è che non è punitivo ma prevede la possibilità di cambiare realmente la propria prospettiva di vita. Ci sono ragazzi che hanno saputo cogliere questa opportunità. I tempi sono lunghi, mentre i ragazzi crescono e possono maturare velocemente. Allo stesso tempo, in alcuni casi c’è bisogno di tempo per i ragazzi per rielaborare quanto fatto” aggiunge. “Recuperare l’ascolto nei confronti dei giovani – conclude – è un aspetto da potenziare, nella giustizia come in tutti gli ambiti educativi e istituzionali che li edono coinvolti”.

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