Diritti umani: rapporto Amnesty, “la novità dell’attivismo delle donne contro leader repressori”

È “lo straordinario risorgimento dell’attivismo delle donne” contro l’azione di leader che si definiscono “duri” e promuovono politiche misogine, xenofobe e omofobe la grande novità sul fronte delle battaglie per i diritti umani in tutto il mondo. Lo evidenzia il rapporto di Amnesty international “Rights Today” (pubblicato in Italia col titolo “La situazione dei diritti umani nel mondo. Il 2018 e le prospettive per il 2019” da Infinito Edizioni), presentato oggi a Roma e in tutto il mondo, in occasione del 70° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani. “È l’attivismo delle donne ad aver offerto quest’anno la più potente visione di come contrastare questi leader repressori”, ha affermato Kumi Naidoo, segretario generale di Amnesty International. Gruppi come “Ni una menos” in America Latina e #MeToo in Usa, Europa e in parti dell’Asia hanno dato vita a movimenti di massa mai visti in passato. In India e Sudafrica migliaia di donne sono scese in strada per protestare contro l’endemica violenza sessuale. In Arabia Saudita le attiviste hanno rischiato di finire in carcere per aver sfidato il divieto di guida, in Iran per aver protestato contro l’obbligo d’indossare il velo. Il divario salariale di genere nel mondo è del 23%. Le donne possiedono solo il 12,8% dei terreni agricoli. 104 Paesi hanno, nel loro ordinamento, leggi che impediscono a oltre 2,7 milioni di donne di svolgere certe professioni. Quasi il 60% delle donne lavoratrici nel mondo (pari a circa 750 milioni di donne) non beneficia del diritto al congedo di maternità. Solo il 17% di tutti i capi di Stato o di governo e il 23% dei parlamentari nel mondo sono donne. “In ogni parte del mondo le donne guadagnano meno dei loro colleghi e beneficiano di una sicurezza sul lavoro minore – ha proseguito Naidoo -, sono impedite nell’accesso alla rappresentanza politica e sono esposte a un’endemica violenza sessuale che i governi continuano a ignorare. Dobbiamo chiederci perché succede. Se vivessimo in un mondo in cui fossero gli uomini a subire questo genere di persecuzione, questa ingiustizia verrebbe lasciata correre?”.

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