Diritti umani: rapporto Amnesty, “in Italia gestione repressiva del fenomeno migratorio e linguaggio xenofobo”

In Italia il nuovo governo “si è subito distinto per una gestione repressiva del fenomeno migratorio. Le autorità hanno ostacolato e continuano a ostacolare lo sbarco in Italia di centinaia di persone salvate in mare, infliggendo loro ulteriori sofferenze e minando il funzionamento complessivo del sistema di ricerca e salvataggio marittimo”. È la denuncia contenuta nel rapporto di Amnesty international “Rights Today” (pubblicato in Italia col titolo “La situazione dei diritti umani nel mondo. Il 2018 e le prospettive per il 2019” da Infinito Edizioni), presentato oggi a Roma e in tutto il mondo, in occasione del 70° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani. Il decreto sicurezza e immigrazione, secondo l’organizzazione, vìola “gravemente i diritti umani di richiedenti asilo e migranti e avrà l’effetto di fare aumentare il numero di persone in stato di irregolarità presenti in Italia, esponendole ad abusi e sfruttamento”. Amnesty ricorda che il provvedimento è stato “fortemente criticato in novembre da 10 relatori speciali delle Nazioni Unite”, nonché dalla società civile, dai Comuni e da molte realtà coinvolte nella tutela dei diritti umani e dei migranti. Amnesty ha documentato “il massiccio ricorso da parte di alcuni candidati e partiti politici a stereotipi e linguaggio razzista e xenofobo per veicolare sentimenti populisti, identitari”. Anche i relatori speciali delle Nazioni Unite hanno espresso preoccupazione in merito a questa retorica razzista e xenofoba che “incita all’odio e alla discriminazione” nei confronti delle minoranze e di rifugiati e migranti. Amnesty punta il dito poi contro gli “sgomberi forzati e discriminazione dei rom nell’accesso a un alloggio adeguato”, la “fornitura di armi a Paesi in guerra come Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti, attivi nel conflitto in Yemen” e i rischi legati alla sperimentazione delle pistole a impulsi elettrici (Taser) in dotazione alle forze di polizia. Alcune tristi vicende, tra cui quella di Stefano Cucchi, hanno portato Amnesty Italia al lancio di una campagna per l’introduzione dei codici identificativi per gli agenti impegnati in operazioni di ordine pubblico.

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