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Diritti umani: mons. Hoogenboom (Comece), “non sono una concessione dei governi, ma derivano dalla dignità di ogni persona”

(Bruxelles) La Dichiarazione universale dei diritti umani ha un “significato giuridico e politico duraturo per la promozione e la protezione dei diritti umani anche sul continente europeo”, scrive oggi in un messaggio mons. Theodorus Hoogenboom, presidente della commissione affari legali della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece) e vescovo ausiliare di Utrecht. La dichiarazione definisce “letteralmente cosa significhi responsabilità condivisa in relazione ai diritti umani fondamentali” e come “gli Stati ricevano legittimità dalla loro capacità di servire e proteggere il loro popolo e i loro diritti umani fondamentali”. La Carta dei diritti fondamentali dell’Ue, approvata nel 2000 e ora integrata nel Trattato di Lisbona, può “essere vista come una riaffermazione dei principi universali della Dichiarazione nel contesto europeo”. In un momento in cui i principi fondamentali “sono messi in discussione, se non attaccati frontalmente”, il 70° è “un’opportunità per incoraggiare una riscoperta, anche a livello Ue, di un quadro di riferimento globale basato sul concetto di diritti umani universali, inviolabili, inalienabili, indivisibili, interdipendenti, interrelati e non gerarchizzati”. Creare una gerarchia tra i diritti umani, infatti, “mette in pericolo l’intera architettura”, scrive mons. Hoogenboom. Inoltre, i diritti umani non sono una concessione dei governi, “ma derivano dalla dignità umana propria di ogni persona”, ne sono “la trasposizione in obblighi giuridicamente vincolanti per le autorità pubbliche”.

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