Conflitti dimenticati: rapporto Caritas, metà degli italiani favorevole a limitare produzione armi. Ma il 24% non ricorda nemmeno una guerra

Metà degli italiani (60% tra i giovani), sarebbe favorevole a limitare la produzione italiana di armi, evitando soprattutto di esportare armi laddove c’è guerra.  Il 24% degli italiani non ricorda però nemmeno una guerra. Sono i dati del sondaggio Swg condotto sulla popolazione italiana e su studenti delle scuole medie inferiori e scout, contenuto nella sesta edizione del rapporto di Caritas Italiana sui conflitti dimenticati nel mondo, pubblicata dal Mulino, con la collaborazione di Famiglia Cristiana, Avvenire e ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Miur). Il volume è stato presentato oggi a Roma. Il focus del rapporto è infatti sulla produzione e commercio delle armi. “Poco meno di un terzo degli italiani – si legge nel rapporto – ritiene che si tratti di un tipo di industria che andrebbe soppressa e riconvertita in altri tipi di produzione. Due terzi degli intervistati ridurrebbe anche la vendita di armi a persone o enti privati. Sul polo opposto, un segmento di popolazione, pari a poco più di un quinto, ritiene invece giusto produrre armi e lasciarne inalterata la vendita”. Dalla rilevazione tra gli studenti risulta che la grande maggioranza dei ragazzi considera la guerra come un “elemento evitabile”, da superare attraverso il progresso culturale. Inoltre solo il 13% non ritiene giusto accogliere le persone che lasciano la propria terra, in fuga dalla guerra. Il livello generale di “amnesia” è però piuttosto elevato. In riferimento agli ultimi 5 anni, il 14% del campione non ricorda neanche un attentato terroristico (10% tra i giovani). Il 24% degli italiani non ricorda neanche una guerra (29% dei giovani). Il conflitto più ricordato è quello siriano, col 52% del campione totale ma, ad eccezione della Libia, nessuna guerra del continente africano è ricordata da più del 3% degli intervistati. Poco meno di un terzo del campione accetta la guerra in ogni caso; due terzi sono comunque contrari, o salvo decisioni Onu. In 15 anni è scesa dal 75 al 59% la percentuale di chi è d’accordo sul fatto che solo l’Onu possa decidere su eventuali interventi militari, mentre cambia l’orientamento sulla partecipazione dell’Italia alle missioni militari: nel 2005 il 70% era favorevole; nel 2013 si era scesi al minimo storico del 32%, ora si assiste a una risalita al 45%.

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