Papa Francesco: ai pellegrini di Ugento e Molfetta, “alzarci dai divani della vita, dalla mondanità che fa ammalare dentro”

foto SIR/Marco Calvarese

“Ad alzarci dai divani della vita: dalla comodità che rende pigri, dalla mondanità che fa ammalare dentro, dall’autocommiserazione che incupisce”. È l’invito rivolto da Papa Francesco ai pellegrini delle diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca e di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, ricevuti in udienza, nell’Aula Paolo VI, per ricambiare la visita del pontefice, il 20 aprile, nelle due diocesi nel 25° della morte di don Tonino Bello. “Il Signore chiama ciascuno di noi a inoltrarsi in mare aperto – ha aggiunto il Papa -. Non ci vuole controllori del molo o guardiani del faro, ma naviganti fiduciosi e coraggiosi, che seguono le rotte inedite del Signore, gettando le reti della vita sulla sua parola”. Con tono deciso Francesco ha esclamato che “una vita ‘privata’, priva di rischi e piena di paure, che salvaguarda sé stessa, non è cristiana”. “Non siamo fatti per sonni tranquilli, ma per sogni audaci”. Richiamando le parole di don Tonino Bello ha affermato che “’Alzarsi significa abbandonare il pavimento della cattiveria, della violenza, dell’ambiguità, perché il peccato invecchia la terra’. Rialzati in piedi, leviamo lo sguardo al cielo. Avvertiremo anche il bisogno di aprire le mani al prossimo. E la consolazione che sapremo donare sanerà le nostre paure”.

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