Educazione: Rivoltella (Cattolica), “rivoluzione digitale chiama in causa i formatori su libertà e responsabilità”

Si svolge oggi a Roma, presso la Pontificia facoltà di scienze dell’educazione Auxilium, l’ultimo appuntamento con il corso interdisciplinare “Apprendere nel tempo della Rete. Percorsi per ‘imparare’ il futuro”. Il tema della giornata è “Da nativi a cittadini digitali” e il primo intervento è affidato a Pier Cesare Rivoltella, docente di Didattica e tecnologie dell’istruzione e dell’apprendimento all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e direttore del Cremit, Centro di ricerca sull’educazione ai media, all’informazione e alla tecnologia. “La rivoluzione digitale è resa possibile dal passaggio tecnico da sistemi di codifica analogica a sistemi di codifica digitale, tramite un sistema di numeri”, ha esordito: “Ciò comporta maggiore sensibilità, velocizza i tempi di trasmissione, si usa lo stesso linguaggio per codificare tutti i passaggi. Pensiamo a quante cose possiamo fare con la smart tv che abbiamo in casa oggi”. Questa rivoluzione – o “evoluzione”, come preferisce definirla Rivoltella – comporta due conseguenze per il mondo dell’educazione, in cui lavorano i partecipanti al corso: insegnanti, pedagogisti, educatori, operatori di pastorale giovanile, sacerdoti e religiosi. “Si crea un’emancipazione dai vincoli di tempo e spazio prima necessari per comunicare. Un educatore deve perciò responsabilizzare gli educati” ha rilevato il direttore del Cremit: “In secondo luogo, la comunicazione senza filtri interroga sul rapporto tra libertà e controlli”.

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