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Papa Francesco e Mar Gewargis III: dichiarazione comune, “il Medio Oriente senza i cristiani non sarebbe più Medio Oriente”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“Nel nostro pellegrinaggio verso l’unità visibile, sperimentiamo una comune sofferenza, che viene dalla drammatica situazione dei nostri fratelli e sorelle cristiani in Medio Oriente, specialmente in Iraq e in Siria”. È quanto si legge nella dichiarazione comune firmata dal Papa e dal Catholikos Patriarca della Chiesa assira dell’Oriente, Mar Gewargis III, al termine dell’udienza di oggi. “Già da decenni – il grido d’allarme nel testo – il Medio Oriente è diventato un epicentro di violenza” dove “centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini innocenti soffrono immensamente a causa di violenti conflitti che niente può giustificare. Guerre e persecuzioni hanno incrementato l’esodo dei cristiani dalle loro terre, dove hanno vissuto fianco a fianco con altre comunità religiose fin dal tempo degli apostoli. Senza distinzione di rito o di confessione, essi soffrono a causa della professione della loro fede in Cristo”. “Siamo grati ai fratelli e sorelle”, si legge nella dichiarazione, per la “testimonianza che offrono del Regno di Dio attraverso le relazioni fraterne che esistono tra le varie comunità” e per il sangue dei “martiri del nostro tempo”, “seme di unità cristiana”. Stare “insieme al fianco dei nostri fratelli e sorelle perseguitati per essere voce di chi non ha voce”, è l’impegno delle due parti firmatarie: “Insieme faremo tutto ciò che possiamo per alleviare le loro sofferenze e aiutarli a trovare modi di iniziare una nuova vita”. “Vogliamo affermare ancora una volta che non è possibile immaginare il Medio Oriente senza cristiani”, l’appello centrale della dichiarazione: “Questa convinzione è fondata non semplicemente su motivazioni religiose, ma anche sulla realtà sociale e culturale, dal momento che i cristiani, con gli altri credenti, danno un grande contributo alla specifica identità della regione: un luogo di tolleranza, mutuo rispetto e accettazione. Il Medio Oriente senza i cristiani non sarebbe più il Medio Oriente”. “Muri e giochi di poteri non condurranno alla pace, poiché la vera pace può essere ottenuta e preservata soltanto tramite il reciproco ascolto e dialogo”, la proposta contenuta nel testo, in cui viene lanciato ancora una volta un appello alla comunità internazionale a “promuovere soluzioni politiche che riconoscano i diritti e i doveri di tutte le parti coinvolte”, partendo dal “bisogno di garantire i diritti di ogni persona”. “Il primato della legge, che include il rispetto della libertà religiosa e dell’eguaglianza di fronte alla legge, basato sul principio di ‘cittadinanza’, indipendentemente dall’origine etnica o religiosa, è un principio fondamentale per l’instaurazione e la preservazione di una coesistenza stabile e produttiva tra i popoli e le comunità del Medio Oriente”, la conclusione della dichiarazione: “I cristiani non vogliono essere considerati una ‘minoranza protetta’ o un gruppo tollerato, ma cittadini a pieno titolo i cui diritti vanno garantiti e difesi, insieme con quelli degli altri cittadini”. Di qui la necessità del dialogo interreligioso, che è “il miglior antidoto all’estremismo”.

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