Immigrazione: p. Ripamonti (Centro Astalli), “integrazione è bidirezionale”. “Controinformazione si fa attraverso incontro reale tra persone”

Accompagnare ossia farsi compagni di strada; servire, ossia agire in una logica di servizio; difendere, ossia mettere sempre e in ogni contesto la persona al centro. Questi, spiega padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli di Roma, “i tre verbi che ispirano la nostra azione”. Nel suo intervento al seminario “Agenda Immigrazione. Accogliere, proteggere, promuovere e integrare” promosso questa sera nella capitale dalla presidenza nazionale di Ac e dagli Istituti “Vittorio Bachelet” e “Giuseppe Toniolo”, Ripamonti si sofferma sul termine “integrazione, in questi ultimi mesi caduto un po’ in disgrazia come dimostra il decreto governativo” che “si concentra sulla sicurezza”. L’integrazione deve essere “bidirezionale”, premette, ossia “deve smuovere sia la comunità che accoglie sia chi viene ospitato” ed è sinonimo di “creazione di relazioni significative”. Richiamando la visita di Papa Francesco al Centro Astalli nel settembre 2013 e il suo invito ad accogliere nei conventi i rifugiati, “carne di Cristo”, il presidente racconta che da allora sono arrivate le disponibilità di molti istituti religiosi ad aprire le loro porte e ad aiutare i migranti ad “integrarsi nel territorio, accompagnandoli nella ricostruzione delle relazioni interrotte”. Su Roma “abbiamo ottenuto l’apertura di una trentina di istituti con 120-130 persone accolte ogni anno da gennaio 2014. Si è trattato di progetti personalizzati, nei quali era fondamentale la pacificazione della persona con la sua storia”.
Ripamonti definisce strategico anche un altro elemento, “ora sparito da tutti i programmi: la dimensione educativa e culturale, l’accoglienza delle diversità”. “È fondamentale – avverte – educare i contesti, non si può improvvisare”. Dal 2000 il Centro Astalli ha avviato progetti di educazione all’accoglienza nelle scuole facendo incontrare agli studenti rifugiati o persone di altra religione. “L’anno scorso – racconta – abbiamo incontrato circa 30mila studenti in 20 città italiane” e “abbiamo visto che incontrare di persona un testimone che condivide la sua vita fa la differenza. È l’incontro con le persone che cambia il modo di pensare dei ragazzi e dei giovani”. Per questo, conclude, “è importante andare sui territori e fare controinformazione attraverso l’incontro incontro reale con le persone aiutando i giovani ad un esercizio critico”.

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