Cristiani perseguitati: don John (Pakistan), “soffriamo in silenzio come Asia Bibi. Siate la nostra voce”

“I cristiani in Pakistan hanno sempre paura. Se in Occidente si parla male dell’Islam noi subiamo attacchi e paghiamo a caro prezzo. Tanti musulmani si rifiutano di condividere con noi da mangiare e da bere. Abbiamo paura anche a dialogare”: è la testimonianza di don David John, sacerdote pakistano, che questa mattina è intervenuto a Roma, alla conferenza stampa di presentazione di “Venezia in rosso” (#VeneziaInRosso), iniziativa promossa dalla Fondazione di diritto pontificio, Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs), e dal Patriarcato di Venezia, per ricordare i milioni di cristiani oggi perseguitati e in particolar modo Asia Bibi. Il 20 novembre i più famosi monumenti veneziani – la basilica S. Maria della Salute e il tratto antistante del Canal Grande, il ponte Rialto, la Scala Contarini del Bovolo, i palazzi Ca’ Rezzonico, Ca’ Pesaro, Ca’ Farsetti, Ca’ Loredan – si illumineranno di rosso “come il sangue dei cristiani perseguitati”. “La legge sulla blasfemia ci fa soffrire. Se insultano la nostra religione non possiamo dire e fare nulla – ha spiegato il sacerdote -. Come cristiani subiamo continue pressioni alla conversione all’Islam. Non esiste un cristiano in Pakistan che non abbia subito minacce e pressioni per passare all’Islam. Anche i bambini subiscono la stessa sorte. Sono costretti a studiare capitoli sull’Islam anche all’interno di materie come la matematica”. “Come cristiani – ha affermato don John – siamo chiamati ad essere una luce nel buio del fondamentalismo. Siamo orgogliosi di essere pakistani e amiamo il nostro Paese come ogni pakistano. Ma preghiamo i nostri fratelli cristiani nel mondo a essere la nostra voce. Noi soffriamo in silenzio come ha fatto Asia Bibi in questi anni di prigione. Ma voi fate conoscere la nostra voce al mondo”. Alla conferenza stampa hanno partecipato anche don Robert Digal (India) e suor Caterina Thi Kim Sa Tran (Vietnam). Il primo ha parlato della persecuzione anticristiana a Kandhamal in Orissa, “con progrom fomentati da gruppi nazionalisti e militanti indù che hanno costretto alla fuga quasi 60mila fedeli, 6000 case distrutte, con donne stuprate e cristiani arsi vivi”. Ma intolleranza religiosa si registra anche a Manipur, Uttar Pradesh. “Ogni tentativo dei cristiani di avere giustizia e compensazioni non trova accoglienza presso la Corte Suprema la cui maggioranza vede giudici di fede indù”. Suor Sa Tran ha rimarcato la difficoltà dei cristiani a praticare la propria fede per le forti restrizioni del regime comunista vietnamita.

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