Carabiniere morto: mons. Marcianò (ordinario militare), “Emanuele aveva un di più di amore”

“Siamo sconvolti, straziati, nel vedere la vita di Emanuele distrutta in un istante, per un gesto eroico ma che ha una terribile sproporzione; e sappiamo che la sua vita vale più, infinitamente più del motivo che ne ha provocato la morte. Vale di più, nella sua sacralità e unicità irripetibile!”: così mons. Santo Marcianò, arcivescovo ordinario militare per l’Italia (Omi), ha ricordato il carabiniere Emanuele Reali, morto durante il servizio mentre inseguiva un ladro. I funerali si sono svolti oggi a Piana di Monte Verna (Caserta) alla presenza del ministro della Difesa, Elisabetta Trenta. “Il cammino della sua vita è stato percorso in tempo troppo breve, in fretta, di corsa, come quella sera; perché l’amore non cammina ma corre, verso una meta chiara e sempre da raggiungere, perché sempre si può amare di più – ha aggiunto l’arcivescovo – Emanuele, Lele, ha saputo amare ogni giorno di più: Matilde, Paola, Giorgia; la sua famiglia, i Carabinieri, le sue amicizie e le sue passioni, anche la passione per la caccia. Aveva un sorriso gioioso che portava sul volto e regalava a tutti. Aveva un di più di amore. Il dolore straziante che oggi raccogliamo e portiamo all’altare è una testimonianza che l’amore, quello vero, è sempre sproporzionato; che l’amore è sempre possibile e resta per sempre!”. “Sì, è l’amore che ha consumato Emanuele! Un amore instancabile, che non si scoraggia e non perde la speranza; che non si lamenta ma cerca il bene, anche nelle circostanze più difficili; l’amore umile, che sempre – sempre! – trova spazi di servizio; l’amore affettuoso, attento ad ogni creatura, soprattutto la più piccola; l’amore che si nutre di giustizia ma ha qualcosa in più della giustizia. L’amore che è sempre un di più e non si ferma davanti a nessun ostacolo, anche se pericoloso, anche se a rischio della vita, come non si è fermato Emanuele”. L’arcivescovo ha poi ricordato “le tante testimonianze di eroicità quotidiana, che non balzano agli onori delle cronache e non fanno “notizia”, disseminate nella storia della Famiglia dell’Arma dei Carabinieri” e, rivolgendosi ai presenti, ha dichiarato: “Il coraggio non è una forza cieca o, peggio ancora, aggressiva; coraggio significa, letteralmente, “avere cuore”. Il coraggio straordinario, quello che a noi, forse, sembra spropositato, sgorga da un cuore in cui abita non la violenza ma la difesa, non la guerra ma la pace, non l’odio ma l’amore! Questo era il cuore di Emanuele”.

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