Ecologia: mons. Pompili (Rieti), “passare dalla riflessione all’azione, le Comunità Laudato si’ segno concreto di impegno”

“È necessario passare dall’Enciclica alle persone concrete che sul territorio possono fare la differenza”. Lo ha sottolineato mons. Domenico Pompili, vescovo di Rieti, per il quale è urgente procedere con “la fase operativa perché la Laudato si’ non è un manifesto verde, ma una chiamata in causa”. Intervenendo alla cerimonia di inaugurazione della seconda edizione del “Joint Diploma in Ecologia integrale”, promosso dalle università e dagli atenei pontifici di Roma, mons. Pompili si è soffermato sull’importanza di “cambiare atteggiamento riguardo alla Casa Comune e superare il ‘gap’ tra i vari aspetti della vita e la cura del Creato”. Un esempio concreto di come si possano applicare nella quotidianità gli spunti e le sollecitazioni dell’Enciclica di Papa Francesco sono le “Comunità Laudato Si’”, un’iniziativa lanciata dalla Chiesa di Rieti in sinergia con Slow Food. “Sono 33 le Comunità attualmente formalizzate che vedono coinvolte diverse centinaia di persone in Italia e all’estero”, ha spiegato il vescovo ricordando che si tratta di “associazioni libere e indipendenti che possono partire da piccoli gruppi e che si impegnano nei propri territori, pensando e facendo insieme, intervenendo sul piano locale”. “Il tutto – ha rilevato mons. Pompili – è legato alla capacità di abitare con nuova consapevolezza il nostro spazio”.
Le Comunità sono indipendenti, ma lavorano con lo stesso spirito, condividendo un progetto comune, cioè la realizzazione di “Casa Futuro” ad Amatrice. “È un’opera segno, progettata da Stefano Boeri, che – ha concluso il vescovo – intende rigenerare la casa che don Minozzi, cappellano durante la prima Guerra Mondiale costruì per ospitare gli orfani”.

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