Agroalimentare: Coldiretti, soddisfazione per il dietrofront delle multinazionali del cibo su etichetta a semaforo

Le multinazionali del cibo fanno dietrofront sull’etichetta a semaforo, sistema oggi utilizzato in Gran Bretagna, già al centro di numerose critiche. Ad affermarlo è la Coldiretti dopo l’annuncio da parte di Coca Cola, Nestlè, Mondelez, Unilever e PepsiCo di voler rinunciare al progetto di dotarsi di una propria etichetta nutrizionale, avviato nel marzo del 2017.
L’etichetta a semaforo prevede l’utilizzo dei tre colori, rosso, giallo e verde, per segnalare la presenza di grassi, zuccheri e sale per le singole porzioni di cibo. Dopo un anno e mezzo di tentativi, anche con il coinvolgimento di scienziati e gruppi di consumatori, i cinque colossi del cibo sono stati costretti a gettare la spugna – sostiene Coldiretti – per le opposizioni ad un sistema informativo incompleto e fuorviante. La retromarcia delle multinazionale – sottolinea l’associazione – rappresenta un segnale importante rispetto al nuovo tentativo di presentare all’Onu una risoluzione, basata su semafori e tasse per esortare gli Stati ad “adottare politiche fiscali e regolatorie che dissuadano dal consumo di cibi insalubri”.
Già bocciata dall’assemblea delle Nazioni Unite lo scorso 27 settembre, la proposta è stata ripresentata ora da sette Paesi (Brasile, Francia, Indonesia, Norvegia, Senegal, Sudafrica e Thailandia), con l’obiettivo di trovare una posizione comune in vista dell’ultima convocazione di quest’anno per l’assemblea generale. Il sistema a semaforo punta, di fatto, a colpire gli alimenti che contengono zuccheri, grassi e sale chiedendo di riformulare le ricette su un modello di alimentazione artificiale e basato sulla chimica. Un sistema, questo, che mette in pericolo il futuro dei prodotti Made in Italy dalle tradizioni plurisecolari trasmesse da generazioni di agricoltori che si sono impegnati per mantenere le caratteristiche inalterate nel tempo. “Un corretto regime alimentare si fonda infatti sull’equilibrio nutrizionale tra i diversi cibi consumati e non va ricercato sullo specifico prodotto. Non esistono cibi sani o insalubri, ma solo diete più o meno sane”, afferma il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, che mette in evidenza come si tratti di “un pericolo rilevante per il Made in Italy agroalimentare che nel 2018 ha messo a segno un nuovo record delle esportazioni con un +2% nei primi otto mesi dopo il valore di 41,03 miliardi del 2017”.

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