Sinodo 2018: Circoli minori, proposti un “messaggio finale” e un’esortazione. Tenere conto del “continente digitale”

foto SIR/Marco Calvarese

Un “messaggio” del Sinodo ai giovani del mondo e un’esortazione apostolica del Papa che “tenga conto” dell’esperienza del Sinodo. Sono alcune proposte giunte dai 14 Circoli minori, le cui relazioni finali sono state diffuse oggi dalla sala stampa della Santa Sede. In uno dei Circoli anglofoni, si è proposto anche di inviare “una serie di piccoli messaggi”, alla fine di ogni settimana di lavoro, da parte della Commissione per l’informazione del Sinodo, in modo da facilitare la comprensione dei contenuti alla platea giovanile. Anche l’esortazione apostolica, è stato proposto in uno dei gruppi inglesi, dovrebbe essere in qualche modo “interattiva”, ad esempio contenendo “domande aperte” che possano “favorire il confronto delle idee in piccoli gruppi”. Anche in uno dei gruppi linguistici italiani, analogamente a quanto è avvenuto con il Concilio, si è auspicato per la fine del Sinodo – “un messaggio rivolto direttamente ai giovani, breve e incisivo”. Quanto al documento finale, due le opzioni presentate: la prima prevede “un insieme di proposizioni da presentare al Papa in vista della redazione di una eventuale esortazione post-sinodale”, la seconda prevede invece “la redazione di un testo organico da parte dei padri sinodali”. Il tema della cultura digitale come parte integrante della cultura dei giovani è trasversale in tutte le relazioni dei Circoli minori, con la raccomandazione di tener conto, nello stesso tempo, “dei moltissimi giovani che nel mondo non hanno accesso a Internet”. Di qui la necessità di evitare un’impostazione “troppo occidentale” del Sinodo e dei suoi documenti, scongiurando il rischio che prevalga la “colonizzazione ideologica” a più riprese stigmatizzata dal Papa. Altro fenomeno di cui tener conto è quello che in un Circolo anglofono viene definito “migrazione digitale”, in virtù della quale i giovani sono spinti dall’influenza crescente di Internet e dei social media nella loro vita a “migrare” virtualmente dalla loro famiglia e dai loro valori culturali e religiosi di provenienza, con il conseguente effetto di “spaesamento” e di perdita delle proprie radici.

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