Sinodo 2018: card. Schönborn, “non abbiamo ricette per tutto”. “Sinodalità” riguarda “il funzionamento della Chiesa”

foto SIR/Marco Calvarese

“Non abbiamo ricette per tutto, ma dobbiamo discernere qual è la volontà di Dio in questa situazione, qual è la realtà”. Così il card. Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna e presidente della Conferenza episcopale austriaca, ha riassunto il Sinodo dei vescovi sui giovani, rispondendo alle domande dei giornalisti durante il briefing di oggi in Sala Stampa vaticana. “Il cammino sinodale è il cammino del discernimento”, ha spiegato il cardinale a proposito della parola “fondamentale” di questo Sinodo, “già nell’Instrumentum laboris”. “Il discernimento – ha detto Schönborn – è la spina dorsale di tutto il Sinodo: è ciò che Papa Francesco ci insegna ogni momento, non perché è gesuita, ma perché ne sente l’urgenza”. Come nel Sinodo in due tappe del 2014, dedicato alla famiglia, “a decidere è l’autorità del Papa, che alla fine dell’altro Sinodo ha parlato chiaro, ma prima viene l’ascolto”. “Ascoltare la realtà; discernere ciò che Dio cii dice attraverso di essa, alla luce della sua Parola e dello Spirito Santo: passare all’azione. È questo che si chiama sinodalità”, ha sintetizzato il porporato. Interpellato dai giornalisti sulla differenza tra “collegialità” e “sinodalità”, Schönborn ha ricordato che “la collegialità riguarda i vescovi, e nasce dall’idea – sviluppata dal Concilio – che Gesù ha formato con gli apostoli un ‘collegio’. Successivamente, anche gli apostoli non sono tali a livello individuale”. La sinodalità, invece, “è un concetto molto più ampio che riguarda il funzionamento della Chiesa” e che trova la sua icona di riferimento nel capitolo 15 degli Atti degli Apostoli. “Camminare insieme, essere insieme lungo il percorso della fede”: questa è la collegialità, ha spiegato l’arcivescovo di Vienna, “ed è un concetto che riguarda tutti: non rimuove la differenza di funzioni, di ministeri e di ruoli, ma riguarda il mondo con cui la Chiesa opera”. San Paolo VI, ha ricordato Schönborn, “ha concepito l’istituzione del Sinodo dei vescovi come un’espressione della sinodalità della Chiesa, che può esistere in una parrocchia, in una diocesi e nella Chiesa universale”.

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