Mafia: mons. Semeraro (Albano), “chiamarla con nomi differenti significa fare la politica dello struzzo”

“È una somma ipocrisia battezzare con nomi differenti la stessa realtà. Non dare un nome alla mafia significa fare la politica dello struzzo”. Lo ha sottolineato mons. Marcello Semeraro, vescovo di Albano e segretario del Consiglio dei Cardinali per la riforma della Curia romana, per il quale esiste “una mentalità mafiosa e uno stile che si traduce in comportamenti esterni”. Intervenendo all’incontro di presentazione della Lettera dei vescovi di Sicilia a 25 anni dall’appello di Giovanni Paolo II, organizzato nella chiesa Santa Maria Odigitria dai Centri Studi “A. Cammarata” e “Mons. A. M. Travia” e dall’Arciconfraternita Santa Maria Odigitria, mons. Semeraro ha fatto riferimento alla “corruzione che spuzza, come ha detto papa Francesco” e al “dramma che viviamo all’interno della Chiesa, cioè quello degli abusi sui minori”. Nella Lettera che il Papa scrive “al popolo di Dio, cioè a tutti”, ricorda il vescovo di Albano, “si evidenzia che l’abuso è un esercizio distorto del proprio potere”. “L’abuso – ha osservato – non è solo quello sessuale, ma anche l’abuso di potere e di coscienza. In questo contesto, si inserisce la parola che il papa ripete spesso: clericalismo”. Ed è qui, ha aggiunto, “che arriva la corruzione”.

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