Iran al Salone del libro: Radaelli (Università Cattolica), “una sconfitta se non se ne farà nulla”

“Anche il manipolo di chi non vuole cedere alla demonizzazione ossessiva e martellante di quel Paese deve rinunciare. Perché andrà a finire che, vuoi per pressioni politiche, vuoi per minacce di ritorsione da altri Paesi, vuoi perché il Salone, come si dice, deve essere inclusivo e non divisivo, non se ne farà poi nulla”. Lo scrive Riccardo Redaelli, docente di Geopolitica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, nella sua riflessione pubblicata su “Vita e pensiero”, rivista culturale dell’ateneo sull’invito dell’Iran come ospite d’onore alla Fiera del Libro di Torino del 2020. “Una sconfitta per chi ama la storia e la cultura di questo Paese complesso e straordinariamente poliedrico, ma anche per chiunque rifiuti di trasformare ogni dibattito in due monologhi solipsisti in cui si scaricano sull’altro slogan e frasi fatte, una contrapposizione di semplice bianco o nero, ove viene guardato con sospetto ogni chiaroscuro”. L’esperto di geopolitica segnala che “l’Amministrazione Trump, ha lanciato da tempo una campagna massiccia per isolare la Repubblica islamica dell’Iran, sposando acriticamente le posizioni della destra israeliana e dell’Arabia Saudita”. Ma “se vi è un canale che rimane tuttavia aperto, soprattutto per noi italiani, è proprio quello culturale”, ribadisce Radaelli, alla luce di una considerazione: “L’Iran è anche il Paese più affamato di cultura occidentale”. “È per questo che la scelta del Salone per il 2020 sembra utile e opportuna – sostiene l’esperto -. Il che non significa negare la mancanza di libertà personale che affligge l’Iran, ma l’invito intende proprio non chiudere le porte alla componente più aperta e migliore di quel Paese”.

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