Sinodo 2018: Shevchuk (Ucraina), “vittime dell’aggressione militare della Federazione Russa”. Sono “soprattutto i giovani a morire ogni giorno per difendere il Paese”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“Una società colpita da guerra”, “forte crisi economica” e “un’ondata di emigrazione spaventosa”. A dare voce alla drammatica situazione di guerra che, da cinque anni, sconvolge il Donbass e l’intero Paese, è Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, capo e padre della Chiesa greco-cattolica ucraina, intervenendo questa mattina nell’aula sinodale, durante il Sinodo dei vescovi sui giovani, in corso in Vaticano. “L’Ucraina – ha detto Shevchuk che al Sinodo rappresenta la Chiesa greco-cattolica ucraina – è vittima dell’aggressione militare della Federazione Russa. Sono soprattutto i giovani ucraini di varie etnie, lingue, culture e appartenenze religiose che ogni giorno muoiono per la nostra Patria e difendono il Paese diventando i veri, principali protagonisti della trasformazione della nostra società. La guerra ha causato un’ondata di emigrazione spaventosa. Oggi gli immigrati ucraini, soprattutto in Europa centro-occidentale, si contano a milioni. Si tratta soprattutto della popolazione giovane”. Sua Beatitudine si è fatto, quindi, portavoce dei giovani ucraini. “Sono proprio loro, che mi hanno chiesto di portare all’attenzione dei padri sinodali il loro bisogno di una Chiesa madre. Più che una istituzione essi cercano una comunità di persone con la fede autentica. Provano una certa avversione nei confronti della Chiesa che si presenta come una struttura fredda che lotta per la sua sopravvivenza e gli interessi geopolitici. Dicono che la Chiesa di questo tipo non sarà mai giovane. Cercano una comunità formativa che potrebbe diventare un’oasi della vera umanità e dignità della persona”.
Per quanto riguarda l’accompagnamento pastorale, “si cercano persone autenticamente mature”. E questo vale ancor di più in Ucraina. Così lo spiega Sua Beatitudine: “Spesso un giovane che ha sofferto, che ha guardato la morte negli occhi sul campo di battaglia o che ha salvato la vita dei civili sotto i bombardamenti, o ha saputo salvarsi la vita nelle condizioni estreme, capisce il prezzo della vita umana meglio di un prete arrogante o di un politico cleptocratico”. Shevchuk ha sottolineato che “non lo stato clericale, ma la maturità umana, spirituale e professionale sono necessarie per aiutare un giovane a discernere la propria vocazione umana e cristiana, a testimoniare quello che noi proponiamo come senso della nostra vita, annunciamo come Vangelo e vogliamo trasmettere come tesoro della nostra fede nell’unico Salvatore Gesù Cristo”. Insomma, i giovani i Ucraina vogliono una Chiesa che sia “autorità morale e spirituale”, una comunità di cui essere parte attiva, e per questo chiedono: “Non pensate a quello che dovete fare per noi, ma a quello che dovete fare insieme a noi!”.

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