Sinodo 2018: don Kouaho (Neocatecumenali), “un giovane cerca solo una cosa, sentirsi amato e accolto”. “L’ascolto è cruciale per capirli”

“Il tema dell’ascolto è cruciale per capire i nostri giovani. In ogni situazione della loro crescita, soprattutto nei loro momenti di crisi, dobbiamo porci in loro ascolto”. Lo ha affermato don Kablan Hilaire Jean-Marie Kouaho, sacerdote appartenente al Cammino neocatecumenale e rettore del seminario diocesano internazionale “Redemptoris Mater” di Morondava (Costa d’Avorio). Per don Kouaho, “bisogna altresì educarli ad ascoltare la voce di chi veramente li ama come sono: Cristo” perché “al centro della Rivelazione è Dio stesso che chiama il suo popolo all’ascolto”. “L’esperienza che i giovani fanno nelle comunità Neocatecumenali – ha proseguito – è quella dell’ascolto settimanale della Parola di Dio e della possibilità in ogni celebrazione di essere ascoltati offrendo la loro esperienza”. “Questa educazione ad ascoltare e ad essere ascoltati – ha spiegato – avviene prima di tutto nella famiglia attraverso una ‘liturgia domestica’, la domenica, dove i genitori trasmettono la fede ai figli, secondo la consuetudine del Cammino neocatecumenale”. Inoltre, “la comunità, alla quale i giovani appartengono, li aiuta a sentirsi presi sul serio”. “Crescere in una comunità composta di persone di ogni età, sesso e condizione sociale aiuta a distruggere le barriere generazionali e a crescere insieme nella fede”, ha assicurato don Kouaho, che si è poi soffermato sul fatto che l’“apertura alla vita nel Cammino ha dato come frutti vocazioni alla vita consacrata, al presbiterato e al matrimonio”.
Il sacerdote ha poi osservato che “un giovane in fondo cerca solo una cosa, sentirsi amato e accolto. La Chiesa, che è maestra in umanità e che possiede la ricchezza del Vangelo, è l’unica a potergli offrire questa bellezza dell’amore”. “Tutti i giovani hanno il diritto di ascoltare il lieto annunzio che è possibile essere felici, non vivendo egoisticamente per se stessi ma per gli altri”, ha concluso don Kouaho, certo che “i giovani aspettano che noi in quanto Chiesa usciamo per andarli a trovare nel profondo della loro anima dove risiedono i loro interrogativi più profondi e dove si annida l’impronta di Dio”.

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