Corruzione: Libera, “diffusa e radicata” per 70% italiani. Il 30% ne ha esperienza diretta. Maglia nera al sud

Secondo l’indagine “Liberaidee. Rapporto sulla percezione e la presenza delle mafie e della corruzione in Italia” presentata oggi a Roma dall’associazione Libera, oltre il 70% degli intervistati ritiene la corruzione “molto o abbastanza diffusa” a livello regionale. Forti le differenze territoriali: quasi il 90% al sud ha una visione pessimistica. Circa il 30% del campione ha incontrato in prima persona o tramite conoscenti richieste indebite di tangenti o altri favori; percentuale che tocca il 40% al Sud, dove è quasi doppia rispetto al Nord-est. “La corruzione – affermano i curatori dell’indagine – si conferma dunque come un fenomeno profondamente radicato” ed è “la sfera politica il principale bersaglio selettivo della sfiducia”: per la metà dei cittadini “membri del governo, del Parlamento e dei partiti”, mentre il settore degli appalti – con oltre il 40% – si conferma “area sensibile” al rischio corruzione da cui non sono immuni imprenditoria (oltre il 30%) e finanza (15%). Solo il 12% indirizza il proprio malcontento sugli impiegati pubblici in generali. Secondo Libera, molti degli strumenti di prevenzione e contrasto sono “spuntati”: chi denuncia “ha paura delle conseguenze” (80%) o ritiene corrotti gli interlocutori cui dovrebbe presentare la denuncia (36%), mentre il 23% ritiene la corruzione “un fatto normale”. Le azioni ritenute più efficaci sono atti individuali come denunciare (51%), rifiutarsi di pagare (27%), votare per gli onesti (20%), mentre minor peso hanno l’iscriversi in associazioni, il partecipare a manifestazioni o firmare petizioni (tutte intorno al 15%). Libera si interroga “su ciò che come associazione sia importante fare (ex. il servizio LineaLibera)” ma anche le istituzioni dovrebbero porsi domande “sul proprio ruolo difensivo per chi ha un vissuto e non si sente tutelato rispetto al percorso di denuncia”.

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