Colombia: attivisti della Comunità di pace di Apartadó in Italia ed Europa. De Munari (Operazione Colomba), “fondamentale appoggio internazionale”

Si trova a Bruxelles fino a domani, dopo un lungo ciclo di incontri in varie regioni italiane, la delegazione della Comunità di pace di San José de Apartadó (Colombia, dipartimento di Antioquia, nel nord del Paese), l’esperienza di resistenza non violenta al conflitto armato appoggiata dai volontari dell’Operazione Colomba, il corpo di pace nonviolento dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII. Della delegazione fanno parte operatrici dell’Operazione Colomba e due attivisti sociali colombiani: José Roviro Lopez Rivera, consigliere della Comunità di pace, coordinatore della comunicazione e membro del gruppo amministrativo, e Levis Johanis Florez Ramos, consigliere della Comunità di pace e coordinatore dei gruppi di lavoro e incaricato di monitorare la situazione nei terreni facenti parte della Comunità di pace.
I vari incontri (pubblici e nelle istituzioni, a iniziare dal ministero degli Esteri) sono stati promossi per rafforzare la rete di sostegno internazionale di cui gode la Comunità di pace, l’unica che permette a questo esempio di nonviolenza di resistere all’indifferenza delle autorità colombiane e alle minacce dei gruppi armati che ancora operano nella zona. Spiega al Sir Silvia De Munari, operatrice dell’Operazione Colomba, che vive attualmente ad Apartadó: “Quella dove sorge la comunità è una zona geo-strategica, da decenni frequentata da gruppi armati. Dopo il trattato di pace con le Farc, lo Stato non ha occupato gli spazi rimasti privi della guerriglia. Così, sono riapparsi i paramilitari. Le chiamano Ba-crim (Bandas criminales, ndr), ma sono miliziani a tutti gli effetti, con le loro uniformi. La coltivazione di coca è aumentata del 300 per cento. Da loro abbiamo ricevuto un attacco lo scorso 30 dicembre”.
Una realtà come la Comunità di pace “disturba”, non da oggi: “L’esperienza – prosegue Silvia De Munari – è iniziata nel 1997, quando un gruppo di persone si è costituito in zona umanitaria per evitare i continui sfollamenti, in Colombia chiamati desplazamientos. L’intuizione era venuta al vescovo di Apartadó, mons. Isaías Duarte Cancino, che diventò poi arcivescovo di Cali, dove fu assassinato. La comunità si dichiarò neutrale rispetto alla guerriglia delle Farc e ai paramilitari. Dal 2005 gli abitanti della comunità non coltivano coca. Non bevono alcol, non accettano riparazioni individuali”. Ma la loro presenza è stata ostacolata a più livelli: “A un certo momento hanno costruito vicino alla comunità una base dell’esercito e una della polizia, gli abitanti della Comunità hanno dovuto spostarsi. Ma, soprattutto, hanno dovuto pagare un grave prezzo di sangue: sono 300 le vittime, in questi vent’anni. La Comunità contava inizialmente 1.500 membri, ora sono rimasti in 600. E molti sono tornati alle redditizie coltivazioni di coca”.

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