Colombia: attivisti della Comunità di pace di Apartadó, “dopo accordo di pace territorio in mano alle milizie paramilitari. Siamo continuamente minacciati”

“Contrariamente alle attese, la situazione nella zona della Colombia dove viviamo continua a essere molto brutta, in seguito al trattato di pace del 2016”. Lo spiegano al Sir José Roviro Lopez Rivera, consigliere della Comunità di pace di Apartadó (dipartimento di Antioquia, nel nord del Paese), coordinatore della comunicazione e membro del gruppo amministrativo, e Levis Johanis Florez Ramos, consigliere della Comunità di pace e coordinatore dei gruppi di lavoro e incaricato di monitorare la situazione nei terreni facenti parte della Comunità di pace.
Sono i due attivisti sociali che stanno affrontato un lungo “tour”, che, dopo varie regioni italiane, ha toccato ora Bruxelles, per rafforzare la rete internazionale di appoggio all’iniziativa. “In tutto il Paese – spiegano – dopo l’accordo sono stati ammazzati oltre 350 leader sociali. Noi riceviamo continue minacce. E tutto questo ha un nome: paramilitarismo, girano con le loro uniformi, sopra ci sono ancora le insegne delle Autodefensas Gaitanistas de Colombia (diretti eredi delle forze paramilitari ufficialmente smantellate da oltre un decennio, ndr.). Molti campesinos, per paura, collaborano con i paramilitari, la coltivazione di coca è aumentata. E un capo delle Farc, che non ha accettato la pace, ora lo troviamo con i paramilitari”.
In tale contesto, la Comunità era e resta un’oasi assediata. “Perlopiù – ci spiega Florez Ramos – siamo contadini e produttori di cacao”. I due attivisti raccontato dell’attentato subito il dicembre scorso, delle continue minacce, che coinvolgono anche il responsabile della comunità, Germàn Graciano Posso, che anche di recente è stato raggiunto da inquietanti telefonate. Dei tentativi di coinvolgere autorità, magistrati, forze dell’ordine, senza grandi risultati. È l’impunità a restare sovrana. “Per questo – dicono – è fondamentale l’appoggio internazionale e quello di Operazione Colomba”.
Per il resto, “viviamo alla giornata – dice Lopez Rivera – anche se speriamo sempre che le cose possano migliorare”. I due attivisti colombiani sono contenti per l’attenzione loro riservata in Italia: “Agli incontri è venuta molta gente, abbiamo raccontato la nostra storia suscitando interesse e in alcuni casi commozione”.

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