Sinodo 2018: mons. Pizzaballa (Gerusalemme), “i giovani non sono una Chiesa a sé. Siamo consapevoli che facciamo fatica a parlare con loro”

Il Sinodo “è l’occasione per fare il punto sulla condizione giovanile, sulla trasmissione della fede, sulla pastorale giovanile, ma in una visione unitaria, integrale e non più separata. I giovani non sono una Chiesa a sé. Avere quindi una visione complessiva e cercare di integrare mondo degli adulti e giovani generazioni è fondamentale. L’obiettivo è diventare adulti. Questo per me è un elemento di novità di questo Sinodo. Chiaro che la vita della Chiesa e il suo fondamento sono sempre gli stessi”. Così mons. Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico di Gerusalemme dei latini, padre sinodale di nomina pontificia, commenta, in una intervista al Sir, il Sinodo sui giovani in corso (dal 3 ottobre) in Vaticano e giunto ormai al giro di boa. Tracciando un bilancio provvisorio dei lavori, mons. Pizzaballa afferma che “in questi giorni sono emerse le diverse vedute sui temi legati ai giovani che hanno tutti gli stessi desideri. Ho notato in tutti i giovani uditori intervenuti un forte elemento di attesa, legata anche ad una certa insofferenza circa la lentezza dei nostri sistemi ecclesiastici, la lontananza della Chiesa dai loro problemi, la necessità di entrare in una relazione maggiore. C’è stato chi ha evidenziato la necessità di un diverso tipo di linguaggio e chi ha parlato dei problemi con le comunità parrocchiali che spesso non sono luoghi di accoglienza e comunità di credenti ma luoghi istituzionali. Siamo consapevoli che facciamo fatica a parlare ai giovani”. Uno dei temi ricorrenti in questa fase dei lavori, spiega l’amministratore apostolico di Gerusalemme, “è quello della trasmissione della fede che non c’è più da un paio di generazioni, come minimo. Prima veniva trasmessa dalle famiglie, oggi non più. Da qui la necessità per la Chiesa di tornare ad essere luogo originario di educazione alla fede. Una missione che passa attraverso la testimonianza che richiede coerenza e autenticità, parole che sono risuonate spesso in assemblea”.

Mons. Pizzaballa mette in guardia dal clericalismo che definisce “una sorta di barriera tra i pastori, la Chiesa in generale e i giovani. È un muro che impedisce alle nuove generazioni di comprendere il nostro linguaggio e a noi di andare verso di loro. È necessario abbattere il clericalismo che difende una certa logica di potere”. Gli abusi sessuali e di potere sono tra i mali originati dal clericalismo e “feriscono i rapporti di fiducia dei pastori e della comunità”. Rimarcando, infine, la presenza al Sinodo dei padri sinodali e dei partecipanti dal Medio Oriente, mons. Pizzaballa ribadisce: “È vero che c’è bisogno di pane, di giustizia, di prospettive sociali, ma abbiamo anche bisogno di riconciliazione nelle nostre comunità, di dialogo. Come Chiesa – è bene dirlo – non risolveremo i problemi politici e sociali del Medio Oriente. Per quante case e quanti progetti possiamo fare, il futuro delle nostre comunità non dipende dalle nostre capacità di investimento. È evidente che dobbiamo partire da altro, come i giovani”.

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