Sinodo 2018: fr. Alois (Taizé), “è un peccato che si sia parlato così poco di ecumenismo”

foto SIR/Marco Calvarese

“È un peccato che si sia parlato così poco di ecumenismo”. A rammaricarsene è stato fr. Alois, priore della Comunità ecumenica di Taizé e invitato speciale al Sinodo sui giovani, rispondendo alle domande dei giornalisti, durante il briefing svoltosi oggi presso la Sala Stampa della Santa Sede. “Moltissime persone di differenti Confessioni religiose vogliono pregare insieme nelle differenti Chiese”, ha fatto presente il religioso: “Finora non ho visto un sufficiente ascolto di questo fenomeno. A Taizé spesso sono proprio i giovani a chiamare persone di diverse Confessioni religiose a pregare insieme”. Quanto al metodo sinodale, Alois ha lodato, in particolare, “il ministero dell’ascolto” dei giovani, scelto dai padri fin dalla fase preparatoria. Il priore di Taizé ha definito questa pedagogia “essenziale”, perché “tante persone hanno bisogno di essere ascoltate, ma non trovano la porta d’accesso”. Quella presente al Sinodo, inoltre, è “una Chiesa di comunione, amicizia e solidarietà”. “Sento una conversione di mentalità, nella volontà di essere più vicini ai giovani, che sicuramente si tradurrà sul piano ecclesiale in una conversione di strutture”, la previsione di fr. Alois. “Il Sinodo è un avvenimento, non un Parlamento”, ha sottolineato padre Mauro Giorgio Giuseppe Lepori, abate generale dell’ordine cistercense, soffermandosi sull'”esperienza di sapienza nell’affrontare i problemi dell’uomo”, da parte di “una Chiesa esperta di umanità da sempre, fin dagli Atti degli Apostoli e da Gesù”. “Assicuriamo alla Chiesa e ai vescovi un’esperienza di Chiesa e di mondo che non si riduce a una diocesi o a una nazione”, ha detto l’abate a proposito del contributo al Sinodo degli ordini religiosi, come quello benedettino, diffusi nei cinque continenti. Piacevolmente “sorpreso” del clima sinodale, soprattutto “per la vicinanza sui temi affrontati”, si è dichiarato anche il pastore Marco Fornerone (World Communion of Reformed Churches), delegato fraterno: “Occorre ripensare il linguaggio con cui ci si rivolge al mondo, il che significa non solo tradurre i vari temi dibattuti, ma coinvolgere nel dibattito i giovani e le donne”.

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