Povertà: Gori (Alleanza), “l’unico criterio di equità è partire dagli ultimi, quindi dai poveri assoluti”

“È necessaria una continuità del percorso avviato. Bisogna evitare sia la riforma della riforma che l’immobilismo. Si tratta invece di proseguire sulla strada tracciata con il Reddito d’inclusione estendendo e migliorando la misura, per arrivare fin dove ancora non si è riusciti ad arrivare”. Lo ha affermato Cristiano Gori, docente all’università di Trento, intervenendo alla presentazione del Rapporto 2018 della Caritas su povertà e politiche di contrasto. Gori è il responsabile scientifico del Rapporto e lo è anche dell’Alleanza contro la povertà. È lui l’ideatore del Reis (Reddito d’inclusione sociale) di cui il Rei varato dal governo Gentiloni rappresenta una parziale applicazione. “Non facciamone una questione di nomi”, ha detto riferendosi al dibattito sul Reddito di cittadinanza deciso dal governo Conte. “L’importante è che ci si continui a muovere nella logica del Reis”, coniugando contributo monetario e percorsi di inclusione in carico al welfare locale, e che non si confondano le necessarie politiche per il lavoro con la “specificità” delle politiche contro la povertà assoluta. In questa chiave Gori ha messo in guardia dalla prospettiva di caricare i Centri per l’impiego, il cui potenziamento è di per sé importantissimo, del compito improprio di gestire le politiche contro la povertà assoluta: “Si finirebbe per togliere ai Centri le energie per fare quello che devono fare”. E comunque servono tempi adeguati. “Siamo davanti a un possibilità di grande rilevanza – ha sostenuto Gori – che rischia di essere inficiata da pressioni di breve periodo. Con gli stanziamenti fissati dalla legge di bilancio si potrebbe davvero raggiungere un risultato storico, ma quanti di questi fondi andranno ai poveri assoluti? L’unico criterio possibile di equità è partire dagli ultimi”.

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