Povertà: Caritas, pesano disoccupazione e bassa istruzione, ma anche solitudine e rotture familiari

Tra le quasi 200 mila persone incontrate nei centri d’ascolto l’età media è 44 anni. I giovani tra i 18 e i 34 anni rappresentano la classe più numerosa (25,1%); tra gli italiani prevalgono le persone delle classi 45‐54 (29,3%) e 55‐64 anni (24,7%); i pensionati costituiscono il 15,6%. Le persone incontrate risultano per lo più coniugate (45,9%) e celibi/nubili (29,3%). I dati sono contenuti nel Rapporto 2018 della Caritas italiana su povertà e politiche di contrasto, presentato oggi a Roma. Aumentano le storie di solitudine e, di contro, diminuiscono le situazioni di chi sperimenta una stabilità relazionale data da un’unione coniugale. La rottura dei legami familiari può costituire un fattore decisivo per l’entrata in una condizione di povertà. Ed è in crescita anche il numero dei senza fissa dimora.
Il 63,9% delle persone ascoltate, circa 89mila persone, dichiara di avere figli. Tra queste, oltre 26mila persone vivono con figli minori, la cui situazione risulta particolarmente preoccupante perché le deprivazioni materiali attivano spesso dei circoli viziosi che tramandano di generazione in generazione le situazioni di svantaggio. Oltre i due terzi delle persone che si rivolgono alla Caritas ha un titolo di studio pari o inferiore alla licenza media (il 68,3%); tra gli italiani questa condizione riguarda il 77,4% degli utenti. La situazione dei giovani della fascia 18‐34 anni desta ancor più preoccupazione: il 60,9% dei ragazzi italiani incontrati (fuori dal circuito formativo e scolastico), possiede solo la licenza media; il 7,5% può contare appena sulla licenza elementare. In stretta correlazione al tema dell’istruzione è poi la condizione occupazionale. I disoccupati ascoltati nel 2017 rappresentano il 63,8%; tra gli stranieri la percentuale sale al 67,4%.

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