Card. Pappalardo: mons. Di Cristina, promotore di “una Chiesa del noi e mai dell’io”

“Lo ha detto lui stesso in una intervista a dieci anni dal suo arrivo a Palermo: ha voluto essere innanzitutto vescovo, pastore del gregge che il Signore gli ha affidato. La sua personalità di pastore viene fuori dalla rilettura di quello che ha fatto: si occupò molto della formazione teologica e del seminario. Volle, infatti, che il sapere teologico non fosse solo appannaggio dei chierici, ma che, nella sua forma basilare, fosse a disposizione della gente, con le scuole teologiche che dalla Sicilia si sono poi diffuse in Italia. Dialogò con il mondo dell’arte, pensando ad una rassegna, poi ripetuta tre anni di seguito, che raccontava il sacro nell’arte a Palermo”. È mons. Salvatore Di Cristina, arcivescovo emerito di Monreale e per tanti anni, a Palermo, suo vescovo ausiliare a raccontare la “ricchezza straordinaria del ministero episcopale del card. Salvatore Pappalardo”. Lo ha fatto nel pomeriggio, in cattedrale, con la prolusione che ha dato avvio all’anno accademico della Facoltà teologica di Sicilia, fondata dallo stesso Pappalardo con l’episcopio siciliano. “Mai una volta – ha ricordato mons. Di Cristina – gli ho sentito dire ‘io ho fatto’ o ‘io ho pensato’: usava sempre il plurale, riconducendo le scelte pastorali della diocesi ad un lavoro sinergico. La sua era una Chiesa del noi e mai dell’io. E non era stratagemma linguistico, ma vera e propria forma mentis. La maggior parte di quanto realizzato durante il suo episcopato porta la sua firma in termini di idea e di progetto, ma ha voluto affidarlo alle mani di altri che, magari, ne risultano i promotori. Non rivendicava, infatti, la paternità di quanto lui stesso spingeva a realizzare, sebbene ne fosse il vero cuore”. L’omaggio al card. Pappalardo è stato voluto e partecipato dai vescovi delle diciotto diocesi di Sicilia. La Conferenza episcopale siciliana (Cesi), infatti, deve proprio a lui gran parte della sua organizzazione: fu lui a destinare alla Cesi l’edificio che tuttora le è sede e a volere la segreteria pastorale quale strumento di coordinamento delle attività degli Uffici regionali che riuniscono i direttori diocesani dei diversi settori. La sua sensibilità verso la dimensione regionale e unitaria del cammino ecclesiale e pastorale della Sicilia si espresse anche nella realizzazione dei tre convegni delle Chiese di Sicilia. “La figura del card. Pappalardo resta viva nella mente e nel cuore dei fedeli e della Chiesa siciliana”, ha detto mons. Cristina a margine dell’evento e, immaginando quali indicazioni darebbe oggi ai cattolici nella sua Sicilia, ha aggiunto: “Certamente, come ha fatto già l’episcopato siciliano, sarebbe intervenuto in merito alla questione delle migrazioni. Lo fece già quando, nei suoi anni, si registrarono i primi casi; lui si impegnò molto. Oggi prenderebbe posizione molto forte e netta, vivace, con gli stessi toni che usò contro la mafia. Non faceva il politico, ma sapeva entrarvi con una capacità straordinaria. Di certo oggi avrebbe avuto modo di soffrire”.

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