Aborto: Acli, “legge 194 mai completamente attuata”

È “auspicabile” che la legge 194/1978 sulla tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza “venga applicata in tutta la sua interezza e complessità”. È quanto sostengono le Acli in una nota diffusa oggi. Le parole di Papa Francesco – “abortire è come affittare un sicario” – pronunciate durante l’udienza generale di ieri in piazza san Pietro, “ci spingono ad un approfondimento”. “L’Italia – proseguono le Acli – ha una legge, la 194 del 22 maggio 1978, che tutela il diritto alla maternità e all’interruzione volontaria della gravidanza”. “Come è noto il tema dell’aborto ha generato un dibattito pubblico molto ampio, terminato con il referendum”, si ricorda nella nota, nella quale si sottolinea come “per quanto la legge abbia contribuito a ridurre il numero di interruzioni di gravidanza, è auspicabile che venga applicata in tutta la sua interezza e complessità, soprattutto nei suoi primi due articoli: l’art.1, che sancisce come lo Stato riconosca ‘il valore sociale della maternità e tuteli la vita umana dal suo inizio’ e l’art. 2, che assegna ai consultori familiari il compito di accompagnare, informare e aiutare le donne in gravidanza contribuendo a far superare le cause che potrebbero indurre ad abortire”. “Ciò significa anche rilanciare un rete di servizi sociali e sanitari che spesso – osservano le Acli – si presenta precaria in tanta parte del Paese”. “Se poi si vuole veramente lavorare per una maternità e paternità responsabile e ridurre ulteriormente il numero di aborti, bisogna lavorare in due direzioni: una formazione strutturata, fin dalla scuola primaria, con percorsi di educazione all’affettività e alla sessualità” e “una maggiore informazione e sensibilizzazione nei confronti delle fasce deboli della popolazione che non si rivolgono ai consultori, come poveri e stranieri”.

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