Terremoto Marche: Ancona, 16mila beni del patrimonio culturale ecclesiastico salvati dalle macerie

(Ancona) “Sono 16mila i pezzi tirati fuori dalle macerie, inventariati e custoditi in chiese, musei diocesani e nei depositi di Macerata, Ascoli e Camerino”. E’ il bilancio di quanto portato avanti nelle Marche dopo il sisma del 2016 dalla Sovrintendenza ai Beni culturali in collaborazione con il Nucleo operativo dei carabinieri per la tutela del patrimonio culturale di Ancona. Questa mattina addetti ai lavori che si occupano della tutela del patrimonio culturale, responsabili di alcuni musei diocesani e parroci hanno preso parte insieme agli studenti provenienti da alcune scuole del territorio, all’incontro che si è svolto presso il centro pastorale Stella Maris di Ancona sul tema “Beni culturali ecclesiastici. Tutela e protezione tra presente e futuro”. Presente anche mons. Angelo Spina, arcivescovo metropolita di Ancona Osimo. “I beni sono al riparo – ha affermato Pierluigi Moriconi, storico dell’arte Sapab Marche -. Il terremoto del 2016 ha interessato 25mila metri quadrati di superficie abitata, una vastità incredibile”. Come ha illustrato il maggiore dei carabinieri, Carmelo Grasso, l’evento di Ancona rientra nel ciclo di conferenze “organizzate su tutto il territorio nazionale all’interno delle collaborazioni tra il Comando Carabinieri Tutela patrimonio culturale e la Conferenza episcopale italiana”.

“L’obiettivo è quello di diffondere – si legge nel documento di presentazione – la conoscenza della normativa e delle buone pratiche di settore necessarie alla tutela e protezione dei beni culturali ecclesiastici. I lavori mirano ad ottenere, attraverso una disamina dell’attuale quadro di situazione e dei possibili scenari futuri, un ampio e convinto coinvolgimento dei principali protagonisti della tutela e protezione dei beni culturali ecclesiastici della Chiesa Cattolica”. Nel corso dei lavori sono state mostrate foto di opere, aventi come tema “soggetti Religiosi” , sequestrate dai Carabinieri del Nucleo TPC di Ancona e non ancora ricondotte ai luoghi d’origine.

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