Ue: Graglia (Univ. Milano), “dai leader più impegno e responsabilità”. Brexit? “Un errore, ma può essere d’aiuto”

L’Unione europea in questa fase “avrebbe bisogno di più impegno e di maggior fantasia” da parte dei leader dei Paesi membri. “Invece gli Stati sono diventati parte stessa del problema Ue”. Piero Graglia insegna Storia dell’integrazione europea e Storia delle relazioni internazionali all’Università degli Studi di Milano. Intervistato dal Sir traccia il punto della situazione dell’integrazione comunitaria, toccando diversi aspetti: il ruolo delle istituzioni, il rapporto con i cittadini, il peso dei nazionalismi, le migrazioni, la politica estera… Professor Graglia, da anni le nuvole si addensano sull’Europa comunitaria: l’Unione è al capolinea? “Le difficoltà – afferma lo studioso – sono sotto gli occhi di tutti: le sfide degli ultimi anni (economia, migrazioni, terrorismo) hanno messo in luce tanti elementi critici e debolezze della stessa Unione europea. Ma io sono convinto che non siamo di fronte a una crisi irreversibile del progetto europeo, quanto piuttosto a un invecchiamento della modalità con cui i governi interpretano l’integrazione. Troppi capi di Stato e di governo trattano l’Ue come se fosse solo il mercato unico. È un’idea vecchia. Per superare l’attuale impasse occorre invece fantasia, ossia trovare risposte nuove a problemi inediti. Esattamente come fecero, sessant’anni fa, i fondatori della Cee”. Riprende: “Ci vuole progettualità. Ovvero analisi della situazione, confronto politico, ricerca di soluzioni ottimali che vadano a vantaggio di tutti. Senza pensare alle prossime scadenze elettorali: quella è miopia”.
Tra i Paesi che frenano l’integrazione, oltre ai quattro Visegrad Graglia mette la Germania, “perché il Paese più grande ed economicamente forte non sta facendo da locomotiva dell’Unione. Sta pensando soprattutto ai propri interessi”. Ma allora, da dove partire per rilanciare l’Ue? “Le possibilità sono molteplici. Ma direi, in primo luogo – anche per l’attenzione dedicata dall’opinione pubblica – che è necessario smentire i luoghi comuni, le banalità, le inesattezze profuse attorno alle politiche dell’Unione”. Inoltre “sarebbe necessario affrontare e risolvere i diversi elementi di criticità nell’Ue, che nessuno può negare. L’Unione europea è un ‘animale a sangue freddo’. E non scalda i cuori. Manca, all’interno delle istituzioni di Strasburgo e Bruxelles, un serio e ampio dibattito su questo aspetto”. Cosa pensa del Brexit? “Si tratta di nazionalismo e di scarsa lungimiranza. Ma ritengo che questa frattura possa spingere l’Europa a una riflessione interna. Così come avvenne, in passato, con l’euroscettica Margaret Thatcher: fu, in negativo, la ‘madrina’ dell’Atto unico e del Trattato di Maastricht che riformarono l’Europa tra gli anni ’80 e ’90”.

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