Egitto: mons. Cavina (Carpi), “cristiani copti martiri e capaci di perdonare”

Mons. Cavina con Papa Tawadros

(dall’inviato al Cairo) “Una fede antica e forte, capace di perdonare e di martirio”. Con queste parole monsignor Francesco Cavina, vescovo di Carpi, traccia un bilancio del suo viaggio in Egitto che si è chiuso ieri sera (dal 23 gennaio) al Cairo, promosso da Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs). Sei giorni nei quali il presule italiano, che già era stato in visita di solidarietà in Iraq, nella Piana di Ninive appena liberata dall’Isis, ha incontrato le comunità latine e copto-cattoliche del Cairo, Minya, Alessandria e Assiut, fatto visita al patriarca copto-ortodosso Papa Tawadros II e pregato nelle chiese copte attaccate dai radicalisti islamici e dall’Isis. “La fede dei copti – ha dichiarato ai giornalisti al seguito della delegazione di Acs, guidata dal direttore, Alessandro Monteduro – viene da molto lontano: è antica perché risale al tempo degli apostoli e forte perché segnata da difficoltà, sofferenze e persecuzioni che queste comunità hanno saputo sopportare. Una Chiesa fortemente radicata nel territorio che non vuole che la presenza cristiana venga mai meno in questa terra benedetta da Dio con il passaggio della Sacra Famiglia. È importante che quello che stanno vivendo i nostri fratelli nella fede qui in Egitto sia conosciuto anche nel nostro mondo occidentale”. Mons. Cavina si è detto particolarmente colpito dalle parole di Papa Tawadros II per il quale “l’uomo per vivere ha bisogno del sangue dei martiri, del sudore di chi lavora e delle lacrime di chi prega. Mi chiedo – ha aggiunto il vescovo di Carpi – cosa sarebbe la Chiesa se non ci fosse questa presenza reale del martirio di tante persone che offrono la loro vita per non rinnegare Gesù. Questo viaggio in Egitto, come del resto quelli in Iraq, mi hanno testimoniato che nella Chiesa è presente il dono di Cristo risorto. In questi giorni ho toccato con mano la forza di tanti fedeli di perdonare, di amare e di offrire la loro vita a Dio fino al martirio. Quanti di noi, dopo aver visto il video del martirio dei copti in Libia, uccisi dall’Isis, si sarebbero comportati allo stesso modo? È la domanda che mi ha posto un giovane della mia diocesi dopo aver visto quelle immagini. È necessario, allora, chiedersi se per noi Cristo è solo un ideale di vita o una persona di cui siamo innamorati e per la quale siamo disposti a offrire la nostra vita per abbracciarlo”. “Questo pellegrinaggio in Egitto – ha concluso mons. Cavina – rappresenta per me un motivo di ripensare alla mia fede, alla mia sequela di Cristo. È importante ricordarlo oggi, in un momento in cui la Chiesa viene da troppi considerata una istituzione a livello umano. Ma è anche una ricchezza per la mia diocesi di Carpi, che pure ha vissuto la tragedia del terremoto. Vedere come reagiscono i cristiani perseguitati ci motiva e ci rende ancora più disponibili a sostenere l’opera e la missione della Chiesa in queste terre”.

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