Egitto: mons. Awad Hanna (Minya), “cristiani protetti ma ancora discriminati”

Monsignor Botros Fahim Awad Hanna, vescovo copto-cattolico di Minya (Foto Sir/Rocchi)

(da Minya) “La situazione adesso è abbastanza calma. Ma dobbiamo essere attenti perché è proprio in questi frangenti che all’improvviso potrebbe scoppiare qualcosa. La nostra sfida non è tanto l’Isis quanto non saper chi abbiamo accanto nella vita di tutti i giorni. Siamo protetti ma ancora discriminati”. Monsignor Botros Fahim Awad Hanna, vescovo copto-cattolico di Minya, non usa mezzi termini per descrivere la condizione dei cristiani in Egitto, “la più grande comunità del Medio Oriente con i suoi oltre 10 milioni di fedeli cui vanno aggiunti altri due milioni in diaspora. Noi cattolici siamo poco meno di 300mila”. Il vescovo copto cattolico incontrando a Minya una delegazione di Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs), guidata dal direttore Alessandro Monteduro e di cui facevano parte anche il vescovo di Carpi, mons. Francesco Cavina, e alcuni giornalisti, ha spiegato che “Minya oggi è la provincia più a rischio dell’Egitto perché qui i cristiani sono presenti in grande percentuale, circa il 40%. Vale a dire poco meno di due milioni sui 5 milioni e mezzo di abitanti. I cattolici sono circa 60mila divisi in 36 parrocchie. In questa provincia, tuttavia, vivono anche molti dei leader fondamentalisti islamici, sia salafiti che della Fratellanza musulmana, che in un recente passato non pochi problemi hanno causato alla nostra comunità. Da Minya sono partiti anche alcuni islamisti per combattere nell’Isis in Siria e in Iraq”.
La sfida più grande, per mons. Fahim è “fronteggiare la mentalità radicalista che ancora è presente in larghi strati della società egiziana. Serve tempo e per vincerla occorre partire dall’istruzione”. Dopo gli attentati alle chiese e alle comunità copte – in tutta la provincia sono state attaccate e bruciate 60 tra chiese, scuole, luoghi di aggregazione e negozi cristiani, di Minya erano i 26 pellegrini cristiani massacrati dall’Isis il 26 maggio del 2017 e i 21 copti sgozzati dallo Stato islamico sulla spiaggia di Sirte a gennaio 2015 -, “la polizia presidia tutti i luoghi di culto cristiani. Ma sebbene protetti, i cristiani sono ancora discriminati nella società egiziana, in ambito lavorativo, professionale, impediti nelle carriere. È una mentalità dura da combattere. Quando si ha a che fare con musulmani moderati allora le cose vanno molto meglio. Ma parliamo di una percentuale minima. Solo l’educazione e l’istruzione potranno dare all’Egitto quel grado di convivenza e di tolleranza che merita”. In questa direzione mons. Fahim vede nel presidente egiziano uscente Al Sisi “una persona vicina ai cristiani. È stato il primo presidente che ha chiesto apertamente scusa ai cristiani per tutto quello che hanno subito nella storia”. La delegazione Acs è rientrata ieri sera in Italia dopo aver incontrato le comunità latine e copto-cattoliche de Il Cairo, Minya, Alessandria e Assiut, il patriarca copto-ortodosso Papa Tawadros II e visitato le chiese copte attaccate dai fondamentalisti islamici e dall’Isis.

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