Debito pubblico: Gesualdi (Cnms), “ci impoverisce perché aumentano le tasse e si riducono i servizi”

foto SIR/Marco Calvarese

“Il debito pubblico ci impoverisce perché aumentano le tasse e si riducono i servizi. Inoltre aggrava le disuguaglianze perché concentra i soldi di tutti nelle tasche di pochi, i più ricchi, con una sorta di redistribuzione alla rovescia. Ma rispetto ad una tematica che segna così tanto la vita delle persone manca la consapevolezza generale perché la si ritiene una cosa lontana, difficile”. Lo ha affermato oggi pomeriggio Francesco Gesualdi, del Centro Nuovo modello di sviluppo (Cnms), intervenendo al convegno “La questione globale del debito e l’audit sul debito pubblico italiano” svoltosi a Pescara. Dopo aver notato che “siamo in condizione di schiavitù monetaria”, Gesualdi ha cercato di spiegare come in Italia sia cresciuto l’indebitamento “nonostante i risparmi sulla spesa pubblica”. In Italia, “ci siamo infognati per l’incapacità di pagare gli interessi sul debito pubblico”, ha osservato. “Nel 2017 – ha ricordato – il debito accumulato è stato di 2250 miliardi di euro con una spesa per interessi variabile tra i 70 e i 90 miliardi di euro l’anno”. Gesualdi ha anche fatto alcune proposte per arrivare ad un audit sul debito. Prima di Gesualdi era intervenuto Danilo Corradi, di Cadtm Italia (Comitato nazionale per l’abolizione dei debiti illegittimi), sostenendo che “storicamente non ha senso dire che siamo e siamo stati più spendaccioni rispetto agli altri Paesi”. Anche attraverso grafici e tabelle ha mostrato i dati del debito pubblico e della sua evoluzione nella storia d’Italia, paragonando l’andamento di spesa pubblica, occupazione nel settore pubblico, spesa nella sanità e per le pensioni, tassi d’interesse in Italia tra il 1960 e il 1995 con quelli di Stati Uniti, Francia e Germania. Secondo Corradi, “il motivo per cui si è formato un debito pubblico anomalo in Italia negli anni ’70 è la differenza sulle entrate non sulla spesa pubblica rispetto agli altri Paesi. La spesa è stata mediamente inferiore a quella degli altri Paesi europei, ma ad essere inferiori sono state anche le entrate, addirittura di 10 punti percentuali rispetto a Francia e Germania”. “La causa – ha notato – forse sta nella politica di entrate fiscali blande rispetto ad altri Paesi europei” e “non è solo questione di evasione fiscale” dei nostri connazionali.
Ad introdurre i due relatori è stato Marco Bersani, di Attac Italia, che ha parlato del debito pubblico italiano come “una questione ideologica costruita ad arte”. “Oggi – ha proseguito – parlare di annullamento del debito è un tabù, è una questione di cui non si può parlare” perché “dire annulliamo il debito significa superare il modello attuale di sviluppo”.

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