Debito pubblico: Quintavalla (Cadtm Italia), “270 Comuni in Italia in predissesto, moltissimi in sofferenza”

foto SIR/Marco Calvarese

“Sono 270 i Comuni italiani che pare siano in predissesto e moltissimi invece quelli in sofferenza”. Lo ha affermato questa Cristina Quintavalla di Cadtm Italia, intervenendo al convegno “La questione globale del debito e l’audit sul debito pubblico italiano” in corso a Pescara. Quintavalla si è soffermata sulle “politiche di austerity” in Italia, con particolare attenzione al ruolo degli Enti locali e alla loro situazione debitoria. “Gli effetti di queste politiche – ha osservato – si pagano maggiormente sui territori”. Quintavalla ha parlato di “camicia di forza” riferendosi ai vincoli europei e a quelli del patto di stabilità. Ciò ha significato “taglio dei trasferimenti per oltre 30 miliardi”, “riduzione del fondo delle politiche sociali di circa il 58%”, “patto di stabilità interno”, “spendig review con vincoli di spesa”. Non solo “nelle casse dei Comuni si annidano 5 milioni di euro non utilizzabili”, ha notato, ma le amministrazioni locali “hanno aumentato la tassazione. I tributi locali hanno avuto i maggiori rincari dal 2008”. Quintavalle ha anche evidenziato come “gli enti territoriali siano stati integrati in un processo di dismissione delle politiche pubbliche”. Dopo aver parlato di alcune situazioni debitorie – Torino, Roma, Parma, Napoli – Quintavalle ha anche esplorato il “governo del territorio nella formazione del debito”. “C’è un ruolo centrale della speculazione edilizia”, ha osservato. Un’ultima riflessione è stata dedicata alla “integrazione dell’uomo indebitato nei circuiti di valorizzazione del capitale che avviene attraverso i poteri pubblici”.
Sulla situazione della Tunisia è intervenuto invece Fathi Chamkhi, deputato dell’Assemblée des représentants du peuple, parlando di “un Paese in difficoltà ma che è molto ricco e con potenzialità molto grandi”. Oggi, quella “del debito è una questione molto popolare: i tunisini riescono a collegare la situazione economica attuale al debito”. Dopo la rivoluzione sono permessi dibattiti pubblici e anche la gioventù si sta interessando alle questioni politiche. La speranza è che “l’avvenire della Tunisia sia molto migliore della situazione attuale”.

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