Pellegrinaggi: mons. Libanori (ausiliare Roma), “conducono alle frontiere dell’invisibile”

“Il pellegrinaggio è un modo particolare di mettersi in viaggio, ha lo scopo di condurre alle frontiere dell’invisibile. Rappresenta un solco decisivo per la vita di fede”. Lo ha detto mons. Daniele Libanori, vescovo ausiliare di Roma, durante l’omelia della messa che ha presieduto, questa sera, al termine della prima giornata del convegno dell’Opera Romana Pellegrinaggi. Il presule ha indicato due condizioni necessarie per un’esperienza che possa portare frutti: “una guida sicura” e “la disponibilità a farsi guidare”. Così ci si può “immergere in un’esperienza di liberazione dalle abitudini quotidiane”. “Chi si mette in cammino entra a far parte di un gruppo con cui condivide la meta – ha sottolineato il vescovo -, di un gruppo che poi diventa una comunità”. La necessità dei pellegrini indicata da mons. Libanori è quella di “chiedere aiuto”. “Il pellegrinaggio è un’occasione in cui chiedere aiuto non umilia ma conforta. È l’esperienza viva di un popolo in cammino verso una meta certa, un popolo che vuole vedere il riflesso del volto di Dio nella bellezza e nelle testimonianze”. Quindi, il frutto diventa quello di “restituire a mente e cuore una libertà interiore”. “E, una volta tornati alla vita quotidiana, si dà testimonianza di quanto vissuto”.

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