Papa e Amazzonia: padre Mazzoleni (missionario), “si riaccende percorso di valorizzazione della teologia india”

“Il dialogo e il riconoscimento dei popoli amerindi da parte di Papa Francesco lanciano un nuovo paradigma di rottura con il colonialismo dell’Amazzonia, riaccendendo l’attenzione sul percorso della teologia india, iniziato nel primo incontro latinoamericano di pastorale con i popoli indigeni e afrodiscendenti a cui ho partecipato a Melgar (Colombia) proprio 50 anni fa, nell’ aprile 1968”. Così padre Gaetano Mazzoleni, antropologo e missionario della Consolata, tra i massimi esperti italiani di Amazzonia colombo-peruviana, commenta per il Sir lo storico incontro di venerdì scorso a Puerto Maldonado tra il Papa e i popoli amazzonici. Prosegue il missionario: “In questo supposto periodo di crisi ambientale, crisi economica ecc. gli amerindi andini e amazzonici, come gli afro discendenti, sono un modello sperimentato di capacità di sopravvivere con lo stretto necessario e di convivenza con la natura, questo soprattutto nell’Amazzonia. Ciò rappresenta una sfida alla mentalità di accumulazione e consumista, in cui oggigiorno si vive e che rischia di pervadere anche la Chiesa. Queste persone insegnano al mondo e alla Chiesa la capacità di discernere tra ciò che è necessario e ciò che è superfluo. Insegnano gioia per il dono della vita anche in situazioni di ristrettezze economiche; rispetto, convivenza e cura della natura e dell’ambiente. Insegnano come usufruire e non capitalizzare, usare e non impadronirsi”.
Padre Gaetano Mazzoleni, missionario della Consolata, ha vissuto nell’Amazzonia colombiana a Puerto Leguizamo (dipartimento del Putumayo). È antropologo e docente universitario con esperienze anche in Perù (Puno) e nell’Ecuador (Riobamba). È diventato famoso perché tra il 1971 e il 1983 è stato il direttore del Centro indigenista del Caquetá, coordinando 24 scuole indigene nei territori dei popoli coreguaje, wuitoto e ingano.
Per molti anni è stato direttore nazionale della sezione delle etnie indigene e dei gruppi afrocolombiani della Conferenza episcopale della Colombia.
“Verso il secondo semestre del 1971 – ricorda padre Mazzoleni -, mons. Angelo Cuniberti, vicario apostolico di Florencia, mi incaricò di avviare il Centro indigenista del Caquetá con l’obiettivo di offrire un’attenzione alle necessità di salute, istruzione, difesa e promozione dei gruppi etnici del vicariato”. In altre parole fare sì che “l’indigeno fosse l’artefice del proprio futuro. Non fu facile da parte della maggioranza della società del Caquetá, del Putumayo e della stessa Chiesa istituzione realizzare un cambiamento di mentalità e considerare gli indios ‘altri’ e ‘uguali’ al tempo stesso”.

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