Migrazioni: Edi Lestari (Ima), “non si possono decidere politiche migratorie su di noi senza di noi”

(da New York) “Non resteremo seduti ad aspettare. Nella copia zero del Global Compact sulle Migrazioni ci sono punti che vanno modificati ad esempio sulla protezione delle famiglie e dei ricongiungimenti, sulla responsabilità dei governi e delle associazioni private, sul rafforzamento della dichiarazione dei diritti umani”. Eni Lestari Andayani Adi, portavoce dell’Allenza internazionale dei migranti (Ima), parla a nome dei 245 milioni di persone costretti alla mobilità intervenendo al quarto Simposio delle organizzazioni religiose che si sta tenendo all’Onu per discutere dei migranti e delle soluzioni che i governi stanno studiando a livello globale sotto l’egida del segretario Guterres. “Non si possono decidere politiche migratorie su di noi senza di noi, perché si sta decidendo del nostro futuro, della nostra istruzione, del nostro lavoro, della nostra famiglia. Quale ruolo ha la legge per i Paesi da cui proveniamo, per quelli in cui transitiamo, per quelli dove ci fermiamo? Noi siamo persone in fuga che si confrontano con la deportazione, le violenze, le aggressioni e per questo il Global Compact non può non tener conto di queste sfide dolorose”, conclude Eni Lestari, strappando un applauso a tutta la sala. Il tema delle migrazioni ha ora il suo volto e non solo quello dei numeri e dei codici imperfetti. La seduta sulle politiche messe in atto a tutela del diritto alla mobilità si allarga alla persecuzione religiosa e al desiderio di professare la propria fede liberamente, alla spoliazione dell’Africa dalle sue risorse naturali da parte di multinazionali statunitensi ed europee, all’industria dell’immigrazione poco attenta a risolvere i problemi ma che di quei problemi invece si alimenta. Agshin Mehdiney, osservatore presso l’Onu per l’Organizzazione della cooperazione islamica mette il dito anche nella piaga dell’islamofobia e della crisi mediorientale dove i Paesi sono a loro volta causa di migrazioni, nazioni di transito e territori di arrivo con numeri che raggiungono anche i 26 milioni di rifugiati. Un aspetto poco valutato dalle politiche è il ruolo dei lavoratori migranti e dei loro diritti all’associazione o allo sciopero che non vengono presi in considerazione perché superati dalle emergenze, ma è qui “che si annida la piaga dello sfruttamento”, secondo Vinicius Pinheriro, direttore dell’Organizzazione dei lavoratori di New York e rappresentante alle Nazioni Unite, che suggerisce di passare dalle “parole ai fatti, con norme a tutela anche del lavoro e dell’apporto inatteso dato dai migranti”.

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