Migrazioni: card. Bassetti (Cei), “reagire a cultura della paura”, no a “xenofobia e discorsi sulla razza”

“Bisogna reagire a una ‘cultura della paura’ che, seppur in taluni casi comprensibile, non può mai tramutarsi in xenofobia o addirittura evocare discorsi sulla razza che pensavamo fossero sepolti definitivamente”. È la parte della prolusione del card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, dedicata alle migrazioni. “Non è chiudendo che si migliora la situazione del Paese”, ha ammonito il cardinale, rilanciando quanto affermato dal Papa nella Giornata del migrante: “Avere dubbi e timori non è un peccato”, il peccato “è lasciare che queste paure determinino le nostre risposte”. Il nostro futuro, la tesi di Bassetti, “si misura direttamente” con il “fenomeno globale” delle migrazioni internazionali, che “ha ormai assunto un’enorme rilevanza: mi riferisco alle migrazioni internazionali”: “Un tema complesso e cruciale, la cui discussione pubblica, però, è troppo spesso influenzata da equivoci, incomprensioni e contese politiche”. A tal proposito, “per fugare ogni dubbio”, il presidente della Cei ha ricordato che “la Chiesa cattolica, sin dalla fondazione, si prende cura dei poveri, degli ‘scartati’ e degli ‘sconfitti della storia’, con uno spirito di totale obbedienza al Vangelo, perché vede nelle loro piaghe il riflesso di quelle di Cristo sulla Croce”. “I poveri, tutti i poveri, anche quelli forestieri di cui non sappiamo nulla, appartengono alla Chiesa per diritto evangelico”, ha ricordato il cardinale citando il discorso di Paolo VI all’apertura della seconda sessione del Concilio. “In virtù di questo diritto evangelico – e non certo in nome di una rivendicazione sociale – ogni cristiano è chiamato ad andare verso di loro con un atteggiamento di comprensione e compassione”, la puntualizzazione di Bassetti.

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