Lavoro: vertenza Nardi. Mons. Cancian (Città di Castello), “chiedo un atto di responsabilità, preferendo logiche di Vangelo a quelle di mercato”

“Sono particolarmente preoccupato per il rischio della perdita di tanti posti di lavoro. Serve un dialogo sincero e coraggioso, che porti a un confronto serio e concreto le parti in causa: istituzioni, azienda e lavoratori. Mi auguro che tutti facciano il possibile per risolvere la questione con senso di responsabilità e con particolare attenzione verso i cento e più lavoratori e le loro famiglie, preferendo le logiche del Vangelo a quelle del mercato”. Anche mons. Domenico Cancian, vescovo di Città di Castello, ha voluto esprimere la sua vicinanza ai lavoratori del gruppo Nardi spa, in sciopero da giorni. Lo fa dalle colonne del settimanale “La Voce” in edicola da questa mattina. “Serve un impegno concreto – ha aggiunto – che possa portare i lavoratori a guardare al futuro con fiducia e speranza, riportando l’azienda Nardi a essere ancora un punto di riferimento sia per l’economia che per la comunità altotiberina”.
I lavoratori, ormai da alcuni mesi senza stipendio, spiega “La Voce”, hanno incrociato le braccia lo scorso 8 gennaio con la richiesta di ottenere le mensilità arretrate e di capire quale sia il piano industriale del nuovo gruppo, che ha acquistato la maggioranza delle quote aziendali lo scorso dicembre. Da quanto si è letto nella stampa locale negli ultimi giorni, prosegue “La Voce”, ha avuto poco successo anche il confronto tra i rappresentanti sindacali dell’azienda e l’amministratore delegato Paolo Carloni, avvenuto il 10 gennaio. Oggi sono più di cento i lavoratori della Nardi, azienda che per decenni ha rappresentato un’opportunità di lavoro e di sicurezza economica per tante famiglie altotiberine, non solo nel Comune di San Giustino.
Mons. Cancian, nel suo intervento, ha voluto richiamare alcune parole di Papa Francesco. Il Pontefice in molti suoi interventi ha messo all’attenzione di tutti le problematiche legate all’emarginazione sociale di chi, sopraffatto dalle leggi dell’economia di mercato, ha perso la propria occupazione o la sicurezza economica. “Dobbiamo ricordare – scrive Bergoglio nella Evangelii gaudium – che la dignità di ogni persona umana e il bene comune sono questioni che dovrebbero strutturare tutta la politica economica. L’economia non può più ricorrere a rimedi che sono un nuovo veleno, come quando si pretende di aumentare la redditività riducendo il mercato del lavoro e creando in tal modo nuovi esclusi”.

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