Costa Rica: vescovi, pronunciamento Cidh su matrimoni gay “abusivo” e lontano dal sentire comune

L’interpretazione “progressiva” della Corte interamericana dei diritti umani (Cidh), resa nota nella risposta rivolta al quesito rivolto dal Governo della Costa Rica, in merito alla necessità di garantire una serie di diritti alle coppie omosessuali, appare “abusiva” e “lontana dalle intenzioni” di coloro che scrissero la Convenzione americana dei diritti umani, così come dal “sentire dei deputati costaricani che ratificarono la Convenzione” e dai “valori e concezioni della grandissima maggioranza” della popolazione. Lo scrive la Conferenza episcopale costaricana in un’articolata nota, firmata da tutti i vescovi il 10 gennaio. La nota, giunta oggi al Sir, fa seguito al parere della Cidh, che rispondendo ad una consultazione della Costa Rica, afferma che il Paese è tenuto a garantire il matrimonio alle coppie gay e alcuni diritti, come l’istituzione di un registro per il cambio di genere. I vescovi sottolineano che il pronunciamento è arrivato dopo che il Governo, invece di coinvolgere il Parlamento e la società civile, aveva scelto la via, non dovuta, di appellarsi alla Cidh. Ribadiscono che il pronunciamento è difforme rispetto a quello di altri organismi internazionali e presenta, per la Costa Rica, problemi di incostituzionalità. Confermano la tradizionale posizione della Chiesa sul matrimonio e invitano la cittadinanza “a restare vigilante sulle decisioni dei nostri governanti nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, con l’obiettivo che si operi per il bene di tutti e non solo per quello di un gruppo ristretto di persone. Questa vigilanza non suppone alcun disprezzo o discriminazione verso nessuno”. Il 4 febbraio nel Paese si voterà per le elezioni presidenziali.

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