Lavoro: Senigallia, seminario Mcl. Costalli, “meno norme e più politiche per l’occupazione”

“Il lavoro oggi è investito da una profonda, incessante trasformazione. Veniamo da anni in cui la crisi e la recessione hanno prodotto impatti negativi sul lavoro e sulla sua distribuzione. Abbiamo contato molti posti di lavoro persi e visto il nostro Paese in difficoltà nel rimettere al centro la questione del lavoro come elemento prioritario attorno al quale ricostruire crescita, fiducia, futuro”. Con queste parole il presidente del Movimento cristiano lavoratori (Mcl), Carlo Costalli, ha introdotto questa mattina la terza sessione dei lavori del seminario nazionale di studi e formazione di Senigallia. “Non possiamo essere passivi testimoni – ha proseguito Costalli davanti a una platea di 500 dirigenti del Movimento – di una partita nella quale dobbiamo essere invece protagonisti utilizzando al meglio quello che ci è proprio: lo stimolo ad un’azione collettiva con la lungimiranza strategica e la flessibilità tattica al servizio degli interessi dei lavoratori e del Paese. Dobbiamo, insieme alle altre parti sociali, mettere in campo politiche che accompagnino la rapida trasformazione in corso”.
I cambiamenti “sono spesso associati ad incognite, timori, ansie, ma il Mcl non condivide le previsioni catastrofiste che si stanno addensando intorno ai cambiamenti del lavoro. È bene ricordare che la storia del capitalismo è segnata da continue rivoluzioni tecnologiche, strategiche, gestionali, professionali, dei modelli di organizzazione della produzione e del lavoro e che il segno di civiltà che decide la direzione dei passaggi d’epoca sta nella lungimiranza e nella capacità delle grandi rappresentanze sociali e politiche di essere pronte all’appuntamento con le domande e le sfide della storia”. Per Costalli “ci si è troppo dedicati a interventi di riforma, modifica, adeguamento, ammodernamento del lavoro, fino al recente Jobs Act, con la convinzione che tutto questo, da solo, potesse creare posti di lavoro”. Ma ora “alle regole attuali bisogna dare stabilità e, soprattutto, concreta attuazione”. Quindi “meno norme e più politiche per il lavoro: ovvero bisogna progettare interventi pubblici e delle parti sociali per dare gambe alle leggi, ma soprattutto per accompagnarle con quegli strumenti di indirizzo e di sostegno senza i quali le norme si riducono a inutile produzione cartacea: e qui dobbiamo spronare di più la politica”.

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