Ecumenismo: frère Alois (Taizé), “senza ritardi, mettiamoci sotto lo stesso tetto, offriamoci ospitalità”

(da Bose) – “Senza ritardi, mettiamoci sotto lo stesso tetto. Offriamoci reciprocamente l’ospitalità. Accogliamo e lasciamoci accogliere anche senza aspettare che tutti i punti di vista siano pienamente armonizzati”. È l’invito espresso questa mattina – riferendosi “ai cristiani ancora divisi” – da frère Alois Löser, priore della comunità di Taizé, intervenendo alla giornata conclusiva del XXV Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa svoltosi al monastero di Bose. Presentando la realtà di cui è priore dal 2005, frère Alois ha evidenziato che “a Taizé, l’ospitalità si è sviluppata in tappe piuttosto diverse” ma “unite da un legame profondo: frère Roger era convinto che Dio fosse presente in ogni persona che incontrava, anche se questa non ne era consapevole. Era questo – ha notato – che lo portava a spalancare le porte del suo cuore e della sua casa”. Come frère Roger ha accolto profughi ed ebrei durante la Seconda Guerra mondiale e successivamente altri rifugiati dal Vietnam, da Sarajevo o dal Ruanda, “attualmente – ha raccontato il priore – alloggiamo tre famiglie di Iraq e Siria, come anche giovani uomini provenienti da Sudan, Eritrea, Afghanistan”. “Posso testimoniare che riceviamo da loro più di quanto offriamo”, ha assicurato frère Alois, aggiungendo che “accoglierli rende i nostri cuori più ampi, più aperti. Spesso ripeto loro, che siano cristiani o musulmani: ‘È Dio che vi ha mandati a noi’”. Dopo aver ricordato l’accoglienza verso i giovani che da oltre 50 anni giungono a Taizé da diversi Paesi europei e l’esperienza delle riunioni dei giovani in grandi città non solo europee, il priore ha sottolineato che “l’accoglienza generosa durante gli incontri favorisce una comprensione più profonda tra i popoli”. Si verificano “cambiamenti di mentalità”, il passaggio “dalla diffidenza alla fiducia” e “riconciliazioni si compiono”. Frère Alois ha poi notato che “l’ospitalità allarga i cuori, per questo essa è un cammino di riconciliazione delle Chiese”. Ma se – come avviene a Taizé o a Bose – “l’ospitalità di una comunità monastica consente di anticipare l’unità, di vedere già un’immagine della riconciliazione delle Chiese, perché non dovrebbe essere possibile altrove?”, ha chiesto. E ha invitato a fare “insieme tutto ciò che può essere fatto insieme: studio della Bibbia, lavoro sociale e pastorale, catechesi; e non fare più nulla senza tenere conto degli altri”. Secondo il priore, “l’ospitalità non è solo accoglienza reciproca sotto un medesimo tetto” ma anche “accoglienza reciproca dei doni degli altri, nel nostro cuore e nella nostra mente”. E dopo aver ricordato quanto Papa Francesco ha detto a Lund circa il “riconoscere con gioia i doni che sono giunti alla Chiesa dalla Riforma”, frère Alois ha evidenziato che “tra le Chiese, l’ospitalità va insieme al riconoscimento dell’altro nella sua alterità” di cui “non dobbiamo avere paura” perché “è un arricchimento e non una minaccia”. E se “nelle nostre storie antiche o recenti, l’intolleranza ha ferito la fraternità” allora “l’ospitalità suppone la riconciliazione” “l’ospitalità diventa perdono”, ha concluso frère Alois, ricordando che poiché “Dio non si stanca mai di riprendere il cammino con noi”, “nemmeno noi dobbiamo stancarci di riprendere continuamente questa via di perdono, d’ospitalità, di riconciliazione”.
Nel corso della mattinata è intervenuto anche Iossif Krjukov, igumeno del monastero della Trasfigurazione del Salvatore di Valaam (Patriarcato di Mosca), che ha parlato dell’ospitalità nella tradizione del monachesimo russo mentre è stato letto un documento di padre Elisseos, igumeno del monastero di Simonopetra sul Monte Athos in Grecia, sull’ospitalità athonita ed ethos cristiano.

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