Azione cattolica: Truffelli, “associazione missionaria per incontrare tutti, accogliere tutti, abbracciare tutti”

Durante il suo intervento al convegno nazionale di Bologna, il presidente di Ac Matteo Truffelli si è soffermato a lungo per delineare il tema che accompagna i lavori dell’associazione per la programmazione del triennio: “Vi precede in Galilea” (Mc 16,7). “È il brano dell’annuncio del Risorto, di quella gioia del vangelo – ha detto – che vogliamo testimoniare per essere seminatori di speranza, come abbiamo detto chiudendo la nostra assemblea nazionale: è di questo, più di ogni altra cosa, che il nostro tempo ha bisogno”. Il brano richiamato “ci ricorda inoltre che la Resurrezione si scopre, si accoglie, si cerca di capire e si cerca di testimoniare nella ferialità della vita, là dove la nostra vita ordinaria si svolge, dove sono la famiglia, il lavoro, la terra… Ci ricorda che è lì che si gioca il nostro battesimo, la nostra fede”. Ancora: “È il richiamo a spendere nel mondo il nostro essere credenti, da laici, secondo l’insegnamento conciliare che il Papa ha rilanciato in maniera forte e radicale in Evangelii gaudium”. Truffelli si è quindi speso per chiarire il senso della “popolarità” dell’associazione laicale. Popolare in quanto “più missionaria. Pensata e vissuta per incontrare tutti, accogliere tutti, ascoltare tutti, abbracciare tutti”. E la missione “non è un compito tra i tanti nell’Azione cattolica, è il compito. L’Ac ha il carisma di portare avanti la pastorale della Chiesa: se la missione non è la sua forza distintiva, si snatura l’essenza dell’Azione cattolica”.
Quindi il presidente ha aggiunto: “Cosa significa per l’Ac farsi più missionaria? Non ci sono risposte facili. Dovremo capirlo insieme, in questi e nei prossimi anni. Battendo sentieri nuovi, esplorando nuove modalità e iniziative. E condividendo le esperienze fatte, per capire come farne patrimonio comune. Per cercare di spingere l’associazione occorre sporgersi in avanti, per farsi sempre più prossima alla vita delle persone”. Un’Ac più popolare significa anche “un’Ac che sa mettersi in ascolto della vita delle persone, per non dare risposte a domande che nessuno si fa. Un’Ac che si fa compagna di vita delle persone, se ne prende cura. Un’Ac che tocca il cuore e non solo il cervello. Che costruisce legami veri”. Una associazione “che non si accontenta di chi c’è, ma si propone, si promuove: non per aumentare di numero ma per offrire un’esperienza bella, intensa, preziosa di vita di fede, di formazione ecclesiale, di maturazione umana e cristiana”.

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