Papa in Colombia: incontro con i vescovi, “toccare la carne ferita di storia e gente”. Il Paese “ha bisogno di voi” per “primo passo verso la pace definitiva”

Bogotà (Colombia), 7 settembre 2017: Papa Francesco incontra vescovi e cardinali (Foto L'Osservatore Romano (www.photo.va) / SIR)

“Vi invito a non avere paura di toccare la carne ferita della vostra storia e della storia della vostra gente. Fatelo con umiltà, senza la vana pretesa di protagonismo e con il cuore indiviso, libero da compromessi o servilismi. Solo Dio è il Signore e la nostra anima di pastori non si deve sottomettere a nessun’altra causa”. Così Papa Francesco ha esortato i vescovi colombiani a vivere da protagonisti accanto al loro popolo. “La Colombia ha bisogno del vostro sguardo, sguardo di vescovi, per sostenerla nel coraggio del primo passo verso la pace definitiva, la riconciliazione, il ripudio della violenza come metodo, il superamento delle disuguaglianze che sono la radice di tante sofferenze, la rinuncia alla strada facile ma senza uscita della corruzione, il paziente e perseverante consolidamento della res publica, che richiede il superamento della miseria e della disuguaglianza”, ha detto Francesco nei risvolti più politici del suo discorso, in cui – come aveva già fatto nel suo primo discorso in terra di Colombia, rivolto alle autorità – ha citato ancora una volta Gabriel Garcia Marquez: “Non immaginavo che fosse più facile iniziare una guerra che concluderla”. “Tutti sappiamo che la pace esige dagli uomini un coraggio morale diverso”, ha commentato Francesco: “La guerra deriva da quanto di più basso c’è nel nostro cuore, la pace invece ci spinge ad essere più grandi di noi stessi”. “Non pensavo che ci sarebbero volute tante parole per spiegare quello che si provava nella guerra, in realtà ne bastava una sola: paura”, aggiungeva Marquez nel suo romanzo-capolavoro, “Cent’anni di solitudine”. “Non è necessario che vi parli di tale paura, radice avvelenata, frutto amaro e nefasta eredità di ogni conflitto”, il controcanto del Papa, incoraggiando i vescovi “a continuare a credere che si può agire diversamente, ricordando che non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura”.
“Voi vedete con i vostri occhi e conoscete come pochi la deformazione del volto di questo Paese, siete custodi degli elementi fondamentali che lo rendono uno, nonostante le sue lacerazioni”, ha detto ai vescovi: “La Colombia ha bisogno di voi per riconoscersi nel suo vero volto carico di speranza malgrado le sue imperfezioni, per perdonarsi reciprocamente nonostante le ferite non del tutto cicatrizzate, per credere che si può percorrere un’altra strada anche quando l’inerzia spinge a ripetere gli stessi errori, per avere il coraggio di superare quanto può renderla miserabile nonostante i suoi tesori”.

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