Papa in Colombia: al Celam, “costruire ponti” ed essere “sacramento di speranza”

“La Chiesa non sta in America Latina come se avesse le valige in mano, pronta a partire dopo averla saccheggiata, come hanno fatto tanti nel corso del tempo”. Lo ha detto il Papa al Celam, spiegando che “quanti operano così guardano con senso di superiorità e disprezzo il suo volto meticcio; pretendono di colonizzare la sua anima con le stesse formule, fallite e riciclate, sulla visione dell’uomo e della vita; ripetono uguali ricette uccidendo il paziente mentre arricchiscono i medici che li mandano; ignorano le ragioni profonde che abitano nel cuore del popolo e che lo rendono forte proprio nei suoi sogni, nei suoi miti, malgrado i numerosi disincanti e fallimenti; manipolano politicamente e tradiscono le loro speranza, lasciando dietro di sé terra bruciata e il terreno pronto per l’eterno ritorno dello stesso, anche quando si ripresenti con un vestito nuovo”. “Uomini e utopie forti hanno promesso soluzioni magiche, risposte istantanee, effetti immediati”, ha ammonito Francesco, ribadendo che la Chiesa “deve continuare a prestare l’umile servizio al vero bene dell’uomo latinoamericano”: “Deve lavorare senza stancarsi per costruire ponti, abbattere muri, integrare la diversità, promuovere la cultura dell’incontro e del dialogo, educare al perdono e alla riconciliazione, al senso di giustizia, al ripudio della violenza e al coraggio della pace”. La Chiesa dell’America latina, ha sintetizzato il Papa, ha un “volto meticcio: non unicamente indigeno, né ispanico, né lusitano, né afroamericano, ma meticcio, latinoamericano! Guadalupe e Aparecida sono manifestazioni programmatiche di questa creatività divina”. “Le pagine più luminose della storia della nostra Chiesa sono state scritte proprio quando abbiamo saputo nutrirci di questa ricchezza, parlare a questo cuore nascosto che palpita custodendo, come una piccola luce accesa sotto apparenti ceneri, il senso di Dio e della sua trascendenza, la sacralità della vita, il rispetto per il creato, i legami di solidarietà, la gioia di vivere, la capacità di essere felici senza condizioni”, il bilancio a proposito dell'”anima profonda” del continente. No, dunque, alla “ombrosità lamentosa”, sì invece alla capacità del “cuore latinoamericano” di essere “un  sacramento di speranza”.

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